Chi è Scarface, il pentito che svela l’alleanza segreta tra Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Camorra in Lombardia

Redazione

9 Luglio 2026

William Alfonso Cerbo, 44 anni, detto Scarface, ha visto da vicino come le grandi mafie italiane si sono mescolate in Lombardia. Non è un racconto qualunque: lui, ex uomo di fiducia delle cosche, oggi collabora con la giustizia nel processo Hydra. Dietro le mura dell’aula bunker, svela una “super mafia” che unisce Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Camorra. Un’alleanza nuova, nata da pochi anni, che mira a dominare traffici illeciti e affari tra Milano, Varese e oltre. Un intreccio pericoloso, che sta cambiando la mappa del crimine organizzato nel Nord Italia.

Una “super mafia” in Lombardia: come è nata e si è sviluppata

Non è una novità che le grandi mafie convivano, ma l’alleanza che emerge dal processo Hydra ha caratteristiche nuove e sorprendenti. Cerbo racconta di essersi trovato “in mezzo alla nascita di questo sistema”, riferendosi a un sodalizio nato nel 2019, con sigle tradizionali ma con un modo di agire decisamente innovativo. I protagonisti tra Milano e Varese avevano legami stretti con il mandamento di Castelvetrano, in provincia di Trapani, territorio da sempre vicino a Matteo Messina Denaro, boss di spicco di Cosa Nostra.

Al centro di questa rete due nomi pesanti: Gaetano Cantarella, detto Tano, morto nel 2020 in circostanze misteriose, un caso di “lupara bianca”, e Giancarlo Vestiti, imputato e ritenuto vicino alla Camorra dei Senese. Secondo Cerbo, l’alleanza ha preso forza e si è mantenuta anche grazie al suo contributo sul campo, visto che in quegli anni lui gestiva attività illecite nel milanese in un periodo di grande espansione. Il modo in cui queste mafie hanno intrecciato interessi economici e controllo del territorio rappresenta oggi un caso giudiziario di enorme portata e complessità.

I primi affari e il ruolo di Cerbo tra Lombardia e Sicilia

Prima di entrare nei dettagli delle strategie in Lombardia, Cerbo ha tracciato la sua storia nel mondo criminale. Il suo ingresso è legato alla gestione di locali notturni, in particolare una discoteca a Catania che gli fu affidata dopo un periodo di detenzione ben gestito. Racconta di come il locale abbia avuto un’impennata di successo proprio grazie al suo intervento.

Poi le attività si sono spostate in Lombardia, con il fulcro a Buccinasco e Paderno Dugnano, oltre che in comuni vicini. Qui l’attenzione era soprattutto sulla vendita e distribuzione di materiale edile. Queste operazioni passavano attraverso società di comodo, vere e proprie coperture create o controllate direttamente dalle cosche. La scelta non è casuale: l’edilizia è un settore perfetto per riciclare soldi sporchi, per far girare denaro illecito e per infiltrarvisi sempre di più. Secondo gli inquirenti, proprio questo intreccio è stato amplificato dalle nuove alleanze criminali.

Tensione in aula bunker durante il processo Hydra

Il processo Hydra, che si svolge nell’aula bunker di piazza Filangieri a Milano, è il luogo dove queste rivelazioni prendono forma. Sono 45 gli imputati collegati alle tre mafie, accusati di aver stretto un patto per controllare gli affari illeciti in Lombardia. L’inchiesta, condotta dai carabinieri di Milano sotto la guida della Direzione Distrettuale Antimafia, ha raccolto prove che hanno portato al rinvio a giudizio.

Durante l’udienza, la testimonianza di Cerbo, collaboratore di giustizia, ha acceso il dibattito. Già condannato a cinque anni con rito abbreviato, ha dato dettagli preziosi per capire l’entità e le modalità di questa alleanza tra cosche. Le misure di sicurezza in aula bunker proteggono il pentito, mentre la sua deposizione si intreccia con intercettazioni, documenti e altre dichiarazioni che stanno influenzando profondamente il corso del processo e la ricostruzione dei fatti.

Un dibattimento complesso, l’attesa per le testimonianze

Sono quasi 500 i testimoni ammessi, tra accusa e difesa, a dimostrazione della vastità dell’indagine e della quantità di prove da analizzare. Il tribunale ha dato via libera a tutte le richieste di prova, segno chiaro della volontà di scavare a fondo in ogni dettaglio di questo presunto sodalizio criminale. Questo passaggio processuale è una sfida enorme per la magistratura locale, chiamata a districare una fitta rete di legami tra gruppi criminali molto diversi, oggi apparentemente uniti in Lombardia.

Il percorso giudiziario sarà lungo e complesso. La mole di prove orali e scritte richiede un controllo rigoroso degli interrogatori, mentre l’opinione pubblica e le istituzioni seguono con attenzione ogni passo. L’obiettivo è chiaro: far emergere quanto la mafia sia penetrata nel tessuto lombardo per mettere in campo misure più efficaci e fermare nuove infiltrazioni.

La società civile si mobilita, cresce la consapevolezza in Lombardia

Oltre ai magistrati, alle udienze partecipano anche molti rappresentanti istituzionali, a dimostrazione dell’attenzione che la società civile riserva al tema mafie. Paola Pollini, presidente della Commissione Regionale Antimafia, Anticorruzione, Trasparenza e Legalità in Lombardia, ha sottolineato la gravità del sistema criminale rivelato da Cerbo, detto Scarface. L’infiltrazione nei settori economici regionali, in particolare nelle frodi societarie e nell’edilizia, è una minaccia concreta.

Delegazioni di vari comuni della zona metropolitana di Milano – da Bellinzago Lombardo a Peschiera Borromeo, da Legnano a Gorgonzola – sono presenti per chiedere una risposta unitaria e coordinata. La testimonianza del pentito mette in luce quanto il mondo imprenditoriale lombardo rischi di finire coinvolto, per ignoranza o costrizione, in circuiti criminali. Questo solleva interrogativi importanti sulle politiche di prevenzione e controllo in una regione strategica per l’economia e la società del paese.

Il processo Hydra, con le sue audizioni e gli intrecci mafiosi che sta scoprendo, segna un momento cruciale nella lotta contro la criminalità organizzata in Lombardia. Le dinamiche emerse cambiano anche l’immagine di un territorio fino a poco tempo fa visto come lontano dal radicamento mafioso. I prossimi sviluppi del dibattimento saranno decisivi per capire la reale portata e le conseguenze di questa nuova alleanza.

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