Inchiesta mascherine Covid: Irene Pivetti a processo per frode da 35 milioni sulla fornitura dalla Cina

Redazione

21 Settembre 2026

Milano, Roma e Busto Arsizio: tre città al centro di un’inchiesta che intreccia politica, affari e giustizia. Irene Pivetti, ex presidente della Camera, finisce nell’occhio del ciclone. L’accusa? Frode nelle forniture pubbliche e falso nel marchio CE su milioni di mascherine importate dalla Cina durante la prima ondata di Covid. Un affare da 35 milioni di euro, ma le mascherine, secondo la Procura di Milano, erano di qualità scadente, praticamente inutilizzabili. E quel marchio? Contraffatto. Un caso che scuote la gestione dell’emergenza sanitaria.

L’inchiesta sulle mascherine: cosa è emerso

I pm Giovanni Tarzia e Roberta Amadeo hanno messo sotto la lente quattro milioni di mascherine, per un valore di circa 10 milioni di euro. Dovevano servire a fronteggiare l’emergenza sanitaria, ma si sono rivelate non conformi agli standard di sicurezza. La società coinvolta, Only Italia Logistics, era guidata da Pivetti dal 2018 al 2022, anno del fallimento.

L’indagine si è concentrata sulle presunte irregolarità legate alla qualità e alla certificazione dei dispositivi. Secondo gli inquirenti, c’è stato un uso di marchi falsi per far sembrare quei prodotti idonei all’uso sanitario. La compravendita ha coinvolto Roma, per i contratti; Busto Arsizio, per la logistica; e Milano, come centro di controllo. Un intreccio territoriale che ha reso le indagini lunghe e complesse, durate oltre sette anni.

Chi sono gli indagati e quali accuse pesano

Oltre a Irene Pivetti, tra gli indagati ci sono anche sua figlia, il genero e l’imprenditore Luciano Mega. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti, con accuse che vanno dalla frode nelle forniture pubbliche a reati societari più gravi: bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio.

Pivetti è al centro del fascicolo in qualità di amministratrice delegata di Only Italia Logistics proprio nel periodo in cui sono state acquistate e importate le mascherine. Secondo i pm, la società ha messo in commercio un prodotto difettoso, con conseguenze che vanno oltre l’aspetto economico, toccando la salute pubblica.

Parallelamente, Pivetti è coinvolta in un altro procedimento penale, con una condanna per evasione fiscale e riciclaggio legata a una compravendita fittizia di tre Ferrari GranTurismo vendute a un gruppo cinese per importi non dichiarati. La Cassazione ha annullato la sentenza, rimandando tutto a un nuovo processo d’appello.

I prossimi passi in tribunale

La richiesta di rinvio a giudizio segna una tappa importante nell’inchiesta sulle mascherine. Il processo, iniziato davanti al tribunale di Busto Arsizio, si è fermato per questioni procedurali. Ora spetta al giudice per l’udienza preliminare di Milano decidere se mandare avanti il caso.

Gli imputati devono rispondere a ben 67 capi di accusa, che coprono vari aspetti, dal commercio alle norme penali sulle forniture pubbliche. Nei prossimi mesi si capirà meglio quali responsabilità emergono e come si muoverà la giustizia.

Anche il caso delle auto di lusso resta aperto, con l’appello bis in attesa. Le autorità continuano a lavorare sulle carte a distanza di anni dagli eventi.

Questa vicenda complessa mette in luce le difficoltà nei controlli durante una crisi sanitaria senza precedenti e le conseguenze di scelte gestionali discutibili, tra diritto, economia e politica.

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