Milano: no ai domiciliari per Alessandro Chiani, resta in carcere l’aggressore di Davide Cavallo per 50 euro

Redazione

27 Agosto 2026

Milano, Corso Como: una notte di violenza che ha lasciato il segno. Alessandro Chiani, 19 anni, condannato a venti anni per tentato omicidio, ha chiesto la scarcerazione. Il giudice, però, ha detto no. Le scuse in aula non hanno convinto: mancava quella vera assunzione di responsabilità, quel riconoscimento del danno fatto. Dietro la brutalità dell’aggressione, emerge un quadro inquietante: un ragazzo che sembra più preoccupato di mantenere il consenso del suo gruppo di amici, che di affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Una storia che ha scosso Milano, e che non si ferma alla sentenza.

Il Gip spiega perché ha detto no alla scarcerazione

Il giudice Alberto Carboni ha motivato la sua decisione con un’analisi precisa delle circostanze del caso. Il processo ha mostrato non solo la gravità dell’azione, ma anche l’atteggiamento del giovane, che si è limitato a scuse generiche, senza assumersi realmente le proprie responsabilità. Per il Gip, concedere una misura meno restrittiva a chi ha dimostrato di poter compiere atti così gravi sarebbe stato inappropriato.

La richiesta di scarcerazione, presentata dopo la condanna, è stata bocciata proprio perché Chiani ha dato priorità ai suoi interessi personali, in particolare al desiderio di apparire agli occhi dei coetanei, invece di mostrare consapevolezza della gravità dei suoi gesti. Un atteggiamento ritenuto incompatibile con l’idea di una maggiore libertà.

Il caso: il tentato omicidio in Corso Como

Il 19enne era stato condannato il 20 maggio per il tentato omicidio e una rapina da 50 euro ai danni di Davide Cavallo, uno studente di 22 anni. L’aggressione ha lasciato Cavallo in condizioni molto gravi, con il rischio di invalidità permanente. Sorprendentemente, la vittima ha scelto di perdonare gli aggressori, una decisione che ha acceso il dibattito pubblico. Tra gli imputati ci sono anche tre minorenni, coinvolti nella stessa vicenda.

Le telecamere di sorveglianza di Corso Como hanno ripreso tutta la violenza dell’aggressione. Quei filmati sono stati fondamentali per le indagini e per la sentenza. Il caso ha riaperto il confronto sulla sicurezza nelle zone della movida milanese e sulle responsabilità personali in episodi di violenza tra giovani.

Giustizia riparativa e posizioni contrapposte

Dopo la condanna, Chiani ha ottenuto dal Gip l’accesso a un percorso di giustizia riparativa, un tentativo di ricucire il rapporto tra vittima e aggressore. La richiesta, avanzata dall’imputato e sostenuta dal suo avvocato Amedeo Rizza, ha trovato il consenso di Davide Cavallo, che ha persino abbracciato pubblicamente alcuni dei suoi aggressori in un gesto di riconciliazione.

Ma le parti civili, rappresentate soprattutto dai genitori di Cavallo e dall’avvocato Luca Lazzaroni, si sono opposte alla concessione dei domiciliari per Chiani. Hanno presentato una memoria in cui sottolineano i rischi di una misura cautelare più leggera. Il Gip ha così respinto la richiesta, puntando sulla gravità dei fatti e sulla mancanza di una vera assunzione di responsabilità da parte del giovane.

Questa decisione segna un punto importante nel processo, mostrando lo sforzo del sistema giudiziario di trovare un equilibrio tra giustizia, sicurezza e possibilità di riparazione, soprattutto quando in gioco ci sono episodi di violenza giovanile così gravi.

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