Questa mattina a Bergamo, le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nel carcere con un blitz imponente. Dietro le sbarre, un traffico di droga e telefoni cellulari spacciati illegalmente: è questo il cuore dell’indagine guidata dalla Procura locale. Tredici persone, tra detenuti e complici esterni, sono finite nel mirino degli investigatori. Un sistema ben oliato, fatto di denaro sospetto, dispositivi nascosti e sostanze stupefacenti, che muoveva affari illeciti dentro e fuori la prigione.
Soldi, telefoni e droga: come funzionava il giro dentro il carcere
Le indagini hanno messo a nudo una fitta rete di operazioni finanziarie sospette. Sono stati scoperti bonifici e ricariche su carte prepagate per oltre 17.000 euro, soldi che secondo gli inquirenti derivano dallo spaccio all’interno del penitenziario. Su ordine del giudice, quel denaro è stato bloccato. Nel corso delle verifiche, è emerso anche l’uso di almeno 33 cellulari illegali, documentati durante il periodo dell’indagine.
La droga arrivava nascosta nei pacchi destinati ai detenuti: insieme a cibo e vestiti, venivano infilati hashish e cocaina. Nel complesso sono stati sequestrati almeno 168 grammi di hashish, mentre la quantità di cocaina non è stata quantificata con precisione. Il sistema per far entrare la droga era ben collaudato: il materiale veniva passato durante i colloqui in presenza o affidato a persone di fiducia all’esterno, in modo regolare e continuativo.
Telefono nascosto e comunicazioni segrete tra dentro e fuori
Uno degli aspetti più importanti dell’inchiesta riguarda i dispositivi usati per comunicare clandestinamente tra i detenuti e i loro contatti fuori dal carcere. Micro-telefonini nascosti nelle celle permettevano di organizzare le consegne e coordinare lo spaccio. Questi apparecchi, insieme ai cellulari illegali sequestrati, erano il fulcro della gestione del traffico di droga e dei soldi che giravano.
Durante le perquisizioni sono stati coinvolti anche familiari e conoscenti dei detenuti. In uno di questi controlli, alla compagna di un recluso, anch’essa indagata, è stato trovato un microtelefono che probabilmente doveva entrare nel carcere. Il coinvolgimento di persone esterne dimostra come la rete fosse più ampia e ben strutturata, capace di agire su più fronti per mantenere il traffico attivo.
L’indagine parte dal tentativo di introdurre droga con un drone
Le indagini nascono da un episodio risalente al 2024, quando venne sventato un tentativo di far entrare droga, telefoni e sim nel carcere di Bergamo usando un drone. Tre persone furono arrestate vicino alla struttura mentre cercavano di mettere in atto questo metodo di contrabbando piuttosto originale.
Dopo quell’episodio, la squadra mobile di Bergamo ha approfondito la situazione, arrivando a identificare 13 indagati coinvolti non solo nel caso del drone, ma anche in altri episodi di introduzione illegale di cellulari e droga. A seguito delle indagini, il giudice ha emesso misure cautelari: un detenuto è finito in carcere, mentre la sua compagna è stata posta agli arresti domiciliari. Un altro capitolo di un’inchiesta che punta a sgominare le reti di spaccio dentro il penitenziario.
