STM, Francia e Italia trovano l’accordo: Jean-Marc Chéry confermato CEO fino al 2028, il futuro resta incerto

Redazione

15 Ottobre 2026

Il 15 ottobre 2026 a Milano si è chiusa una pagina importante per STM: Jean-Marc Chéry rimarrà al timone fino al 2028, celebrando dieci anni di leadership alla guida della joint venture italo-francese. Una decisione che ha raccolto il consenso degli azionisti paritetici, ma non senza suscitare tensioni, soprattutto dal Ministero dell’Economia italiano. Negli ultimi due anni, tra interrogazioni parlamentari e dubbi politici, la gestione del gruppo è stata sotto i riflettori, attraversando un clima di incertezza che si è riflesso nelle forti oscillazioni del titolo in Borsa.

Italia e Francia: uno scontro silenzioso nella governance di STM

Dietro la conferma di Chéry si nasconde una realtà fatta di equilibri fragili. Chi comanda davvero in STM? La governance resta un terreno di confronto serrato, soprattutto per il peso della componente francese e la capacità dell’Italia, tramite il MEF, di influenzare le scelte strategiche. Il Consiglio di Sorveglianza, guidato dall’ex ambasciatore, sembra più un organo di rappresentanza che un vero centro decisionale, mentre il Consiglio di Gestione detiene il potere operativo. A Roma si sente spesso dire che la linea “alla francese” abbia la meglio, ma non si può dimenticare che prima di Chéry, per 13 anni, il gruppo è stato sotto la guida italiana di Carlo Bozzotti.

Questo gioco di poteri tra Italia e Francia non è un caso isolato. Situazioni simili si sono viste con i cantieri Saint Nazaire e Fincantieri, o nei contrasti tra Vivendi e Tim. Anche le dispute su Euronext raccontano di dinamiche internazionali altrettanto complesse. E se la pace politica ha portato a questa conferma, STM deve comunque fare i conti con una class action aperta al Tribunale Federale di New York, un problema legale che continua a pesare sull’azienda.

La class action americana che tiene banco a Roma

Il contenzioso negli Stati Uniti riguarda accuse di informazioni fuorvianti fornite da STM tra il marzo 2023 e il gennaio 2025. Alcuni investitori sostengono di essere stati ingannati da dati incompleti o fuorvianti sulle performance della società. A settembre 2026, il tribunale ha deciso di proseguire con la causa, segno che la vicenda è tutt’altro che chiusa.

Questa battaglia legale pesa sul clima decisionale a Roma, dove si segue ogni sviluppo con attenzione. Nonostante ciò, la produzione non si è fermata e l’azienda prosegue con i suoi piani di investimento e crescita. Resta però chiaro che la class action rappresenta un peso, sia legale sia d’immagine, che le parti coinvolte devono tenere ben presente nelle trattative future.

STM tra alti e bassi: numeri e sfide sul tavolo

Guardando ai numeri, STM ha vissuto anni altalenanti. Dopo un aumento dei ricavi da 16,1 miliardi di dollari nel 2022 a 17,3 miliardi nel 2023, è arrivata una brusca frenata con 13,3 miliardi nel 2024 e un ulteriore calo a 11,8 miliardi nel 2025. Nel primo semestre del 2026 si intravedono segnali di ripresa, sostenuti da una ripresa globale del mercato dei semiconduttori, settore cruciale e competitivo.

Sul fronte industriale, la tensione rimane alta. Gli stabilimenti di Agrate e Catania sono al centro di trattative con i sindacati, in vista di un piano industriale che prevede anche risorse pubbliche per rilanciare la produzione. Servono scelte equilibrate che salvaguardino i posti di lavoro e puntino su investimenti mirati, in linea con le aspettative del MEF e degli altri soci.

La conferma di Chéry manda un chiaro segnale di continuità, ma non cancella le sfide che restano sul tavolo. Roma dovrà mantenere un ruolo da protagonista, facendo i conti con un equilibrio delicato con Parigi. Margini di guadagno, investimenti e stabilità occupazionale saranno le carte su cui si giocherà il futuro di STM, senza poter lasciare tutta la responsabilità a una governance condivisa.

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