Roberto Pellegris, il re dei bomber con 400 gol: «Professionismo? No, grazie»

Redazione

27 Settembre 2026

Quattrocento gol segnati non sono una cifra da prendere sotto gamba. Roberto Pellegris, 43 anni, si porta dietro una carriera che sa di leggenda nei campionati dilettantistici lombardi. Da Grassobbio alla Fiorente Bergamo, ha calcato i campi della Prima categoria con più di venti maglie addosso e sette promozioni conquistate. La sua firma più frequente? Ben 272 reti in Eccellenza, dove ha fatto la differenza stagione dopo stagione. A ricordargli ogni singolo gol, c’è anche Eros, suo cognato e tifoso numero uno, sempre al suo fianco con entusiasmo.

Il primo gol e i passi nel calcio lombardo

“Il primo gol non si scorda mai”, dice Pellegris, e lo racconta con entusiasmo: “Col Rodengo, in Serie D, nel 2002. Una palla in profondità, saltando il portiere, proprio ‘alla Pellegris’”. Quel gol racconta bene il suo modo di giocare: niente fronzoli, solo concretezza e sintonia con i compagni. Nel corso degli anni, ha sempre avuto accanto chi sapeva metterlo nelle condizioni di far gol, e questo ha fatto la differenza nei numeri che ha messo insieme.

La sua carriera è partita dalle giovanili del Grassobbio, poi la Stezzanese, fino al salto nel calcio professionistico con l’AlbinoLeffe. Qui ha scoperto un calcio più duro e ha attirato l’attenzione di club importanti. Il momento con l’Italia Under20, con un torneo in Iran e 35mila spettatori sugli spalti, rimane uno dei ricordi più vivi. In quella partita, decisa ai rigori, si è trovato a sfidare campioni come Ali Daei, bomber del Bayern Monaco, mentre Boninsegna, leggenda del calcio italiano, gli affidava il rigore decisivo. La tensione ha giocato un brutto scherzo: ha sbagliato il tiro, ma quell’esperienza gli è rimasta dentro.

Juventus Primavera e le dure prove del professionismo

Poi è arrivata la Primavera della Juventus, un passaggio che poteva spalancare porte importanti. L’allenatore Gasperini guidava una squadra aggressiva, con una difesa a tre che ha segnato anche il modo di giocare di Pellegris. Allenarsi con campioni come Nedved, Buffon, Thuram e Del Piero era un sogno, ma anche una sfida quotidiana. Dalle partitelle a Villar Perosa sotto lo sguardo dell’avvocato Agnelli ai serrati “torelli” con Del Piero, l’atmosfera era sempre al massimo.

Quell’anno però non è stato facile. Pellegris lo ricorda come un periodo duro, in cui la pressione si faceva sentire, e il sogno di arrivare in prima squadra si scontrava con una realtà spietata. Dopo quella esperienza, ha scelto di stabilizzarsi nel calcio dilettantistico, una decisione che molti avrebbero visto come un passo indietro, ma per lui era una scelta precisa, legata a motivi personali e professionali.

Dilettanti, lavoro e famiglia: la scelta di cuore

Anche lontano dal grande calcio, il cuore di Pellegris batte forte. Rimpianti? Pochi e sempre legati a scelte personali. Ha preferito dare spazio al lavoro e a sua moglie Barbara, un legame solido che ha pesato molto nelle sue decisioni. Lo confermano gli scambi ironici con l’ex compagno Lucio Seghezzi e la moglie stessa: “Se non avesse avuto quel carattere, sarebbe arrivato in Serie B…”. Ma proprio quel carattere ha fatto sì che la sua storia fuori dal campo restasse intensa.

Nel 2010/2011, al Mapello, ha fatto faville: 39 gol in Eccellenza, un record personale. Accanto a lui c’era Giorgio Pesenti, una vera leggenda del calcio locale, con cui ha formato un tandem micidiale. L’allenatore Mario Astolfi spingeva la squadra sempre al limite, anche quando la vittoria era netta. La sua filosofia era chiara: ogni partita una battaglia. Ricorda bene un episodio: nonostante un 5-1, Astolfi diceva ancora ai giocatori “Se perdete, non uscite vivi da qui”.

Gol decisivi e momenti da brivido con lo Scanzorosciate

Uno dei gol più belli di Pellegris è arrivato in una situazione speciale. Durante un playout con lo Scanzorosciate, doveva saltare la partita per la comunione della figlia Nicole. Dopo una lunga giornata tra cerimonia e ristorante, è stato chiamato all’ultimo minuto per entrare in campo. Barbara, la moglie, lo ha spronato: “Vai che la borsa è pronta”. Pellegris non ha deluso: entrato nel secondo tempo, ha segnato il gol della salvezza contro il Levico, con tutta la famiglia sugli spalti a festeggiare. Quel momento di commozione racconta quanto il calcio e la vita privata siano spesso intrecciati.

Addio al calcio professionistico, ma la passione non si spegne

Oggi Pellegris ha lasciato il calcio professionistico e nemmeno lo segue in tv, nonostante le insistenze del figlio David, appassionato di Mondiali e partite internazionali. Fisicamente è ancora in forma, ma il suo rapporto con il gioco è cambiato molto negli ultimi anni. Il suo pensiero è ancora rivolto al pallone, ma soprattutto al prossimo gol nei campionati dilettantistici, senza ambizioni da panchina o da allenatore per ora.

Così continua il racconto di Roberto Pellegris, tra ricordi di un passato intenso e un presente vissuto con la stessa passione. Un protagonista del calcio lombardo, esempio di dedizione e capacità di reinventarsi lontano dai riflettori del grande palcoscenico.

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