«Siamo vivi, e questo è tutto ciò che conta». Queste parole di Massimo Lombardi, pronunciate appena toccato il suolo italiano, raccontano giorni di paura e incertezza. Insieme a Giovanni Fassini, anche lui di Brescia, è tornato dall’inferno delle alluvioni che hanno devastato il Nepal. Strade spazzate via, autobus fermi, e un territorio che sembrava volerli inghiottire. Ora, all’aeroporto di Orio al Serio, il sollievo è palpabile, ma il loro pensiero corre a chi laggiù è ancora intrappolato sotto il fango, vittima di un disastro che non dà tregua.
Tra frane e strade sommerse: la lotta di Lombardi e Fassini
Quella che doveva essere una vacanza partita il 14 agosto si è trasformata presto in una corsa contro il tempo e il maltempo. Massimo Lombardi, commercialista di 42 anni, e Giovanni Fassini, pasticcere di 26, erano in Nepal per ammirare le bellezze naturali e culturali del paese. Dopo aver visitato Pokhara, nota per i suoi paesaggi alpini e il lago Phewa, hanno preso un autobus verso Kathmandu, la capitale, da dove speravano di prendere il volo di ritorno per l’Italia. Ma il viaggio di trasferimento è diventato un incubo quando la piena del fiume ha invaso la strada.
L’autobus è rimasto fermo per ore sotto una pioggia incessante, con acqua, fango, alberi sradicati e detriti che trascinavano via tutto. Le principali vie di comunicazione tra Pokhara e Kathmandu sono state gravemente danneggiate dalle frane improvvise, rendendo impossibile muoversi. I due sono rimasti bloccati sull’autobus, con l’acqua che saliva e il pericolo che cresceva. Intorno a loro, la distruzione era evidente: case spazzate via dal fango, camion sommersi. Immagini che hanno fatto il giro del mondo.
Nepal in ginocchio: il dramma delle alluvioni
Il Nepal sta vivendo una crisi senza precedenti a causa delle piogge torrenziali che imperversano da inizio agosto. Il momento più drammatico è stato il 26 agosto, vicino al confine con il Tibet, dove una gigantesca frana ha travolto Trishuli Bazar, lasciando una scia di morte e devastazione. Quasi cento persone hanno perso la vita, mentre centinaia sono ancora disperse o isolate. Tra loro ci sono anche molti turisti stranieri, complicando le operazioni di soccorso.
La zona di Nuwakot, una delle più colpite, è un paesaggio di fango e detriti. Squadre di soccorso nepalesi, con l’aiuto di organizzazioni internazionali, lavorano senza sosta per raggiungere le aree tagliate fuori. Ma le comunicazioni interrotte e il rischio di nuove frane rendono tutto più difficile. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza e chiesto aiuti dall’estero, mentre la comunità internazionale segue con attenzione l’evolversi della situazione.
Le piogge incessanti e la fragile geologia del territorio hanno trasformato il Nepal in una trappola naturale. Non solo la popolazione locale è in difficoltà, ma anche i tanti visitatori attratti dalle montagne e dai sentieri. Centinaia di villaggi sono stati colpiti, con intere comunità costrette a lasciare le case o a vivere in campi di emergenza.
Rientro in Italia e parole di speranza dai sopravvissuti
Dopo giorni di attesa e tentativi, Lombardi e Fassini sono riusciti a raggiungere Kathmandu e da lì a prendere un volo per l’Italia. Nonostante il trauma vissuto, hanno voluto mandare un messaggio chiaro: la loro fortuna non deve far dimenticare chi è ancora in difficoltà, isolato o senza aiuti.
Appena arrivati hanno raccontato la loro esperienza: “Abbiamo visto con i nostri occhi la devastazione. Il fango ha coperto tutto, il fiume ha cambiato corso. Il nostro pensiero è per chi non è ancora riuscito a uscire da questa emergenza”. Le autorità italiane hanno seguito da vicino la vicenda, coordinando con l’ambasciata le operazioni di recupero e garantendo supporto logistico ai due bresciani.
Le loro testimonianze serviranno a migliorare la risposta a future emergenze. In un paese come il Nepal, dove la natura può ribaltare tutto in poco tempo, la rapidità degli interventi è fondamentale. Nel frattempo, la comunità internazionale continua a inviare aiuti per alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite.