Il varano di Montichiari scomparso: il sindaco ammette, nessuna traccia del rettile misterioso

Redazione

7 Agosto 2026

«Un varano in mezzo ai campi di Montichiari?». La domanda ha fatto rapidamente il giro della città bresciana, abituata a ben altri tipi di notizie. È stato un giovane che lavora in un’azienda agricola locale a segnalare per primo il rettile insolito: due avvistamenti, qualche foto scattata con il cellulare, prove concrete di una presenza mai vista prima da queste parti. Poi, però, il varano si è volatilizzato nel nulla.

Le immagini hanno acceso un campanello d’allarme, soprattutto perché il rettile è stato avvistato in aree frequentate da pedoni e ciclisti. La paura di un possibile pericolo ha spinto il sindaco a ordinare una serie di ricerche serrate. Due settimane di controlli, ma alla fine l’ordinanza è stata revocata: nessuna traccia dell’animale. Il mistero, intanto, resta.

Ordinanza d’urgenza: stop a pedoni e bici nei campi

Il 27 luglio 2026 il sindaco Marco Togni ha firmato un’ordinanza che vietava il passaggio a piedi e in bicicletta in un’area precisa di Montichiari, dove il varano era stato avvistato più volte. L’obiettivo era chiaro: evitare possibili incontri pericolosi con un animale poco conosciuto e potenzialmente rischioso.

Nel frattempo, la polizia provinciale ha messo in campo controlli serrati. Sono stati usati droni con termocamere per scandagliare i campi anche di notte, cercando di individuare il varano tra le zone meno accessibili. Per oltre quindici giorni, agenti a terra e voli notturni hanno scandagliato il territorio, senza però trovare alcuna traccia nuova.

Questa mancanza di riscontri ha lasciato molti con dubbi e ha alimentato diverse voci sul destino del rettile.

Ordinanza revocata: il sindaco mette fine alle speculazioni

Il 6 agosto 2026, a quasi due settimane dall’inizio delle ricerche, il sindaco Togni ha annunciato la revoca dell’ordinanza. Con un post sui social ha voluto chiudere una volta per tutte il dibattito e smentire chi parlava di “bufala”. Ha confermato di aver visto personalmente le foto scattate dal giovane lavoratore indiano: immagini autentiche, non ritoccate né prese da internet.

L’ordinanza, ha spiegato, aveva solo lo scopo di garantire la sicurezza dei cittadini e verificare la presenza del varano sul territorio. Ma dopo le indagini non è emersa alcuna conferma della sua permanenza. Nessuno sa cosa sia successo al rettile dopo i primi avvistamenti. I controlli, partiti anche prima del provvedimento ufficiale, non hanno dato risultati.

Con la revoca torna la normalità nelle zone coinvolte, e la speranza è che la tranquillità torni in città.

Dal locale al nazionale: le responsabilità dietro il caso

La storia del varano ha fatto rapidamente il giro d’Italia, attirando l’attenzione per la presenza di un animale esotico e protetto in Lombardia. Il sindaco Togni ha però ricordato che il caso nasce da un illecito: tenere un varano senza autorizzazioni è vietato dalla legge italiana e costituisce reato.

Questa mancanza di responsabilità ha fatto scattare un intervento costoso per la pubblica amministrazione: uomini, mezzi e denaro sono stati mobilitati per gestire un allarme serio ma frutto di un comportamento illecito. La vicenda mette in luce non solo l’eccezionalità dell’evento, ma anche le conseguenze di chi detiene animali protetti senza permessi.

Le autorità restano all’erta e pronte a intervenire se dovessero presentarsi situazioni simili. Intanto, la storia ha acceso un dibattito più ampio sulla tutela della fauna selvatica e sull’importanza di segnalazioni responsabili da parte della popolazione.

Il varano, nuova mascotte di Montichiari? Un’idea prende forma

Nonostante il timore iniziale, qualcuno ha visto nella vicenda un’occasione più leggera e creativa. Il sindaco Togni, che non ha mai incontrato il rettile di persona, ha confessato che l’“ospite” gli manca un po’. E così è nata l’idea di trasformare il varano in una sorta di mascotte della città.

Montichiari potrebbe adottare questo rettile come simbolo, dando nuova linfa alla promozione culturale locale. Il paragone è stato fatto con Prezzemolo, il draghetto di Gardaland, amatissimo e conosciuto in tutta Italia. L’idea è di usare il varano come guida simpatica nei musei cittadini, incluso il Castello Bonoris, noto per ospitare opere come “San Giorgio, la principessa e il drago” di Giuseppe Rollini, quasi un contrappunto storico al piccolo rettile.

Certo, un varano non è un drago: non ha ali, non sputa fuoco e non ha mai affrontato cavalieri coraggiosi. Ma il progetto punta a creare un’identità originale, capace di unire natura e cultura in modo innovativo e coinvolgente. Le amministrazioni potrebbero così trasformare questa curiosa vicenda in una vera occasione per valorizzare il territorio.

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