Due mamme a Milano: il lieto fine dopo la battaglia per i diritti, ma l’amore deve essere per tutti

Redazione

16 Aprile 2026

Barbara Ceppi stringe la mano della sua bambina con un sorriso che nasconde stanchezza e determinazione. «Siamo una famiglia come tante», dice, «ma ancora ci sono ostacoli enormi». A Milano, nel 2026, molte coppie omogenitoriali affrontano discriminazioni e un labirinto burocratico che mette in discussione i diritti sui propri figli. Barbara e Chiara hanno combattuto per anni, tra battaglie legali e attese infinite. Il loro caso non è un’eccezione, ma un segnale di una realtà che in Italia fatica ancora a riconoscere pienamente queste famiglie.

La battaglia per i diritti parentali nelle coppie omogenitoriali

Barbara Ceppi, 48 anni, madre di due bambini, ha avuto un ruolo fondamentale nella lotta per ottenere i congedi parentali anche per le coppie dello stesso sesso. Insieme alla sua compagna Chiara Cerri, 45 anni, unita civilmente a lei, ha fatto causa alla sua ex azienda, vincendo dopo due gradi di giudizio. Quel risultato ha aperto una porta importante, anche se ancora a sprazzi, verso un trattamento più equo tra famiglie etero e famiglie arcobaleno, sia sul lavoro che nella società.

Ma il loro impegno non si è fermato qui. La vera sfida è stata ottenere il riconoscimento legale dei figli. Barbara racconta che con il primo bambino, nato nel 2019, il Comune di Milano ha risposto senza problemi. L’amministrazione aveva già iniziato a trascrivere i figli di due madri con procedure dedicate. Ma con la seconda figlia, arrivata nel giugno 2024, la strada si è fatta più dura.

Il muro burocratico e la circolare del Ministero: il caso della seconda figlia

Le cose sono cambiate bruscamente a causa di una circolare del Ministero dell’Interno che ha bloccato il riconoscimento automatico della genitorialità per le coppie dello stesso sesso da parte dei sindaci. Barbara spiega che per la seconda bambina non era possibile registrarla come sua figlia senza intraprendere un lungo e complicato percorso: l’adozione in casi particolari. Questo iter, riservato a situazioni eccezionali, era l’unica strada per garantire a entrambe le madri gli stessi diritti e tutele.

Poi, a maggio 2026, poco prima che Barbara si presentasse al Tribunale per i Minorenni per avviare l’adozione, è arrivata una svolta. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 68/2025, ha stabilito che i figli nati da coppie dello stesso sesso possono essere registrati anche con il nome della cosiddetta madre intenzionale. Una sentenza che ha aperto una crepa importante nel sistema. Resta però una lacuna grave per i figli di coppie formate da due uomini, che ancora non godono della stessa possibilità.

Barbara non nasconde la sua frustrazione: «Le coppie con due papà sono trattate come di serie B, costrette spesso a rinunciare al sogno di una famiglia completa per mancanza di riconoscimenti legali. L’adozione non è prevista e si perde tanto amore». L’esclusione giuridica continua a creare barriere, nonostante i passi avanti fatti da alcune famiglie e istituzioni.

Famiglie arcobaleno a Milano: tra accoglienza, difficoltà e vita di tutti i giorni

Nonostante le difficoltà burocratiche, la vita quotidiana di Barbara, Chiara e dei loro figli è serena. «I bambini sono felici e circondati da affetto», racconta Barbara. La società milanese sembra aver fatto qualche passo avanti nell’accoglienza: se all’inizio qualcuno li vedeva come una famiglia “diversa”, poi sono arrivati empatia e comprensione. Molti genitori si chiedono perché persista questa disparità nei riconoscimenti legali, soprattutto per le madri.

Il primogenito risponde con naturalezza alle domande dei compagni: «Io ho due mamme». Ormai nessuno si stupisce più. Alla festa del papà, la più piccola è stata accompagnata dal nonno, e anche lì l’accoglienza è stata totale. Barbara osserva che i veri problemi si presentano soprattutto quando si decide di crearli.

Milano, città divisa tra vecchie resistenze e nuove aperture sociali, resta un banco di prova importante per le famiglie arcobaleno. La loro presenza mette in luce la necessità di una normativa più coerente con i bisogni affettivi e civili di tutti i cittadini. Il cammino verso la piena uguaglianza va avanti, tra sentenze decisive e attese che non possono più essere rimandate.

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