Overtourism, una mappa interattiva permette di scoprire le mete a rischio

Raffaele Rio, presidente di Demoskopika ha dichiarato: “L’overtourism rischia di compromettere la qualità dell’esperienza per i visitatori

Utilizzando una combinazione di 5 indicatori, quali: densità turistica, densità ricettiva, intensità turistica, utilizzazione lorda e quota di rifiuti urbani attribuibili al settore turistico, i ricercatori di Demoskopika sono riusciti a calcolare le diverse dimensioni dell’impatto turistico nelle città italiane. La mappa ha rilevato le città che “soffrono” maggiormente il fenomeno dell’overtourism e quelle che invece registrano un livello basso di concentrazione turistica.

Le mete a rischio molto alto

Secondo Demoskopika, le città in cui il sovraffollamento comincia a essere più che preoccupante sono:

  • Rimini,
  • Venezia,
  • Bolzano,
  • Livorno,
  • Trento,
  • Verona e
  • Napoli.
Venezia
Venezia | pixabay @fietzfotos – Ilserenissimoveneto.it

Queste città rientrano nella categoria di valutazione di rischio “molto-alto” per quanto riguarda l’impatto che l’overtourism potrebbe avere sulla qualità della vita locale e sulla sostenibilità delle destinazioni turistiche.

Analizzando la concentrazione di turisti per unità di superficie, Venezia registra oltre 14 mila turisti per chilometro quadrato contro gli appena 41 di Enna. E sul versante del contributo del settore turistico alla produzione di rifiuti urbani? In questo caso, il valore dei rifiuti prodotti pro capite, ottenuto dalla differenza tra la produzione pro capite di rifiuti urbani calcolata con la popolazione residente e la produzione pro capite di rifiuti urbani calcolata, invece, con la ‘popolazione equivalente’, ottenuta aggiungendo alla
popolazione residente le presenze turistiche registrate nell’anno e ripartite sui 365 giorni, presenta anch’esso dati fortemente dicotomici: si va dai 71,65 chilogrammi per turista della destinazione provinciale di Rimini ad una valore minimo di 0,92 chilogrammi per turista registrato dal territorio di Isernia“, emerge dall’Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico (ICST), ideato
da Demoskopika.

Le città ad alto rischio

Ecco le 11 città ad “alto” rischio:

  • Milano,
  • Savona,
  • Ravenna,
  • Roma,
  • Trieste,
  • Imperia,
  • la Spezia (con le 5 Terre),
  • Grosseto,
  • Firenze,
  • Gorizia,
  • Aosta, Forlì-Cesena

Le città a rischio moderato

Le città che rappresentano un livello “moderato” sono invece:

  • Siena,
  • Monza della Brianza,
  • Brescia,
  • Padova,
  • Genova,
  • Sassari (con la Maddalena),
  • Vibo Valentia (con Tropea),
  • Lucca,
  • Pistoia,
  • Como,
  • Bologna,
  • Pisa,
  • Pesaro e
  • Urbino

Nelle città di Roma e Firenze, secondo i ricercatori dell’Istituto, è presente una significativa pressione sulle risorse locali, con evidenti problemi di gestione dei flussi turistici.

“L’overtourism rischia di compromettere la qualità dell’esperienza per i visitatori”

Raffaele Rio, presidente di Demoskopika ha dichiarato: “L’overtourism non solo minaccia la sostenibilità delle nostre destinazioni più amate ma rischia anche di compromettere la qualità dell’esperienza per i visitatori e la qualità della vita per i residenti. Il sovraffollamento turistico è un campanello d’allarme che ci chiama ad agire, promuovendo un turismo più responsabile e sostenibile. È fondamentale – ha spiegato Rio – implementare politiche di gestione del turismo che includano limitazioni temporali e numeriche per l’accesso ai luoghi più a rischio, insieme a strategie per promuovere destinazioni alternative meno note ma altrettanto ricche di cultura e bellezza oltre a incentivare il turismo fuori stagione promuovendo i luoghi anche in periodi meno affollati. In questa direzione, Demoskopika intende supportare i decisori istituzionali ai vari livelli nel monitoraggio dell’impatto turistico, fornendo dati e analisi territoriali per aiutare a bilanciare le esigenze economiche con la sostenibilità ambientale e sociale”. “È il momento di agire con consapevolezza e responsabilità, per garantire che il turismo continui a essere una fonte di arricchimento culturale e sviluppo economico senza diventare un peso per le generazioni future”, ha concluso.

Una gestione poco consapevole e sostenibile dei flussi turistici rischia di trasformare una grande opportunità di arricchimento culturale e sviluppo economico in una preoccupante minaccia per i nostri sistemi locali. Fondamentale monitorare attraverso indicatori territoriali l’evoluzione del fenomeno“, ha dichiarato il presidente di Demoskopika.

Le città con sovraffolamento minimo

A differenza di quelle citate prima, queste città hanno invece un livello di sovraffolamento turistico “molto basso”, con impatti limitati su infrastrutture e residenti:

  • Benevento,
  • Rieti,
  • Reggio Calabria,
  • Isernia e
  • Campobasso

L’Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico (ICST) prova, in chiave sperimentale, a valutare complessivamente il sovraffollamento turistico attraverso una combinazione di indicatori che riflettono diverse dimensioni dell’impatto turistico su una provincia. Questo indice aiuta a comprendere come il turismo incida sulla densità di popolazione, sull’uso delle infrastrutture
ricettive, sull’intensità dell’interazione turistica rispetto ai residenti, e sull’impatto ambientale relativo alla gestione dei rifiuti. È uno strumento fondamentale per guidare decisioni sostenibili nel settore turistico e per mitigare potenziali problemi legati al sovraffollamento. L’indice, nella sua fase sperimentale, fornisce soltanto una misura parziale del fenomeno: escursionisti e pernottamenti nelle seconde case, ad esempio, non vengono conteggiate poiché non sono quantificate dalla statistica
ufficiale. Inoltre, il processo di ideazione dell’indice muove dall’esigenza di costruirlo anche sulla base di dati statistici reperibili dalle fonti ufficiali“, si legge nella nota ufficiale pubblicata da Demoskopika.

L’approccio utilizzato

L’indice ICST è stato costruito sulla base dei seguenti singoli indicatori:

  • Densità Turistica (Presenze turistiche / Estensione territoriale),
  • Densità Ricettiva (Posti letto / Estensione territoriale),
  • Intensità Turistica (Presenze turistiche / Popolazione residente),
  • Indice di Utilizzazione Lorda, questo indicatore mostra la percentuale di utilizzo effettivo dei posti letto disponibili,
    offrendo una misura dell’intensità con cui le infrastrutture ricettive sono utilizzate,
  • Quota di Rifiuti Urbani per Turisti (Produzione rifiuti / Popolazione residente).

Per calcolare ogni singolo indicatore e l’indice generale ICST (Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico) è stata utilizzata la metodologia Mazziotta-Pareto. “Questo approccio consente di combinare più indicatori in un unico indice sintetico, tenendo conto delle polarità degli indicatori (positiva o negativa) e normalizzando i dati in modo coerente“, si legge nella nota. Nello specifico, i valori trasformati sono “generalmente centrati attorno a 100, con un intervallo che va tipicamente da 70 a 130. Questa scala standardizzata facilita la comparazione tra diverse unità o indicatori, indipendentemente dalle loro misure originali o unità di misura. Il valore di 100 rappresenta la media dell’indicatore, mentre i valori inferiori a 100 indicano una performance inferiore alla media, e valori superiori a 100 indicano una performance superiore alla media“. Da qui la classificazione in rischio:

  • Molto Basso: da 90 a 95. Indica che il sovraffollamento turistico è minimo,
  • Basso: da 95 a 100. Sovraffollamento contenuto,
  • Moderato: da 100 a 105,
  • Alto: da 105 a 110, (risorse locali in difficoltà e potenziali problemi di gestione turistica),
  • Molto Alto: oltre 110. Sovraffollamento preoccupante con impatti critici sulla qualità della vita locale e
    sostenibilità delle destinazioni turistiche.
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