Milano, 16 ottobre 2026. Dieci milioni di euro congelati dalla Guardia di Finanza, messi sotto chiave a quattro società attive in logistica, trasporti e vigilanza. Dietro a questa maxi operazione, due indagini della procura meneghina hanno smascherato un sistema di somministrazione di manodopera fuori legge. Non è la prima volta che si parla di esternalizzazioni irregolari in città, ma stavolta la portata è ben più ampia. A pagarne il prezzo, ancora una volta, sono i lavoratori, messi ai margini da aziende che adottano metodi opachi nel gestire il personale.
Sotto accusa società italiane e straniere: come funzionava il sistema
Gli investigatori hanno concentrato le indagini su tre aziende. Una italiana, attiva nella vigilanza, e due straniere nel settore della logistica, con origini rispettivamente in Cina e India. Secondo gli accertamenti, queste società usavano una rete di subappalti basata su cosiddette “società-serbatoio” di manodopera. Si tratta di società fittizie, create appositamente per fornire personale con contratti irregolari, privi di adeguate tutele. In questo modo i vertici aziendali riuscivano a massimizzare i profitti a scapito dei lavoratori, aggirando le leggi sul lavoro e la fiscalità.
Le aziende coinvolte sono Rms Network Srl, guidata da un management italiano, e le due società Gofo Italia e Imile Italy, amministrate da cittadini stranieri. Le indagini hanno portato al sequestro preventivo di somme ingenti, in linea con il volume d’affari stimato dietro questa rete di contratti fittizi.
Rms Network nel mirino: 7 milioni sequestrati per fatture irregolari
La Rms Network Srl, riconducibile a Rocco Davide Reina, è finita al centro dell’inchiesta per fatture emesse tra il 2021 e il 2025. Le verifiche hanno mostrato che molte fatture provenivano da subfornitori che avevano chiuso la partita IVA o erano in liquidazione. In diversi casi, le dichiarazioni fiscali erano incomplete o mancavano del tutto, con omissioni nei versamenti delle imposte. Per gli investigatori, si tratta di un tentativo di nascondere la reale natura dei rapporti di lavoro, mascherando la somministrazione illecita dietro contratti apparentemente regolari.
Il pubblico ministero Paolo Storari, titolare dell’indagine, parla di frode fiscale che ha portato al sequestro di 7,2 milioni di euro. L’accusa riguarda in particolare la dichiarazione fiscale fraudolenta, con la dirigenza accusata di aver utilizzato fatture inesistenti per ottenere vantaggi economici illegittimi a danno dello Stato.
Sequestri anche per le società estere: oltre 3 milioni bloccati
L’inchiesta ha coinvolto anche Gofo Italia e Imile Italy, controllate rispettivamente da Chen Ling, cittadino cinese, e Joseph Naveen, indiano. Entrambe operano nella logistica, dove sono emerse irregolarità simili a quelle riscontrate per Rms Network. Sono stati sequestrati 870 mila euro a Gofo Italia e 2,2 milioni a Imile Italy.
Le accuse riguardano contratti fittizi di appalto per la somministrazione di lavoratori impiegati in condizioni irregolari, senza i diritti minimi previsti dalla legge. Secondo la procura, questo sistema ha aggravato le violazioni sulla normativa del lavoro e fiscale, con fatture per prestazioni mai realmente svolte.
Il cuore del sistema: le società-serbatoio e le cooperative coinvolte
La Guardia di Finanza ha ricostruito un meccanismo complesso che coinvolge aziende committenti, società intermediarie e cooperative, queste ultime definite “società-serbatoio”. Queste cooperative erano usate per nascondere la reale natura dei rapporti di lavoro. Spesso, non versavano l’IVA e non rispettavano gli obblighi previdenziali e assicurativi.
Il sistema permetteva così di occultare i costi reali, facendo passare la somministrazione di manodopera come un normale outsourcing. La struttura si sviluppava su più livelli, con responsabilità diffuse e coperte da contratti complessi. Oltre al danno economico per lo Stato, a pagarne il prezzo più alto erano i lavoratori privati di diritti fondamentali.
Dalle perquisizioni a Milano a quelle in tutta Italia: indagini serrate
Le indagini hanno portato a perquisizioni in diverse province italiane: oltre a Milano, sono scattati controlli a Como, Verona, Roma e Lecce. Le attività hanno coinvolto più persone indagate, con l’obiettivo di raccogliere prove e confermare le ipotesi di reato.
Il pubblico ministero Paolo Storari ha seguito da vicino tutta l’operazione, che si inserisce in un più ampio sforzo per contrastare frodi e lavoro nero in settori come la logistica e la vigilanza. La diffusione territoriale delle indagini mostra la vastità delle reti coinvolte e la collaborazione tra diversi soggetti, economici e individuali, impegnati in queste attività illecite.
La Guardia di Finanza continua a mantenere alta la guardia, puntando a difendere un mercato del lavoro più trasparente e a stroncare le pratiche fraudolente a più livelli.