Omicidio Boiocchi: tutti i pentiti confessano, requisitoria fissata al 15 dicembre

Redazione

7 Ottobre 2026

Milano si ritrova ancora una volta al centro di un’inchiesta che scuote le fondamenta del calcio e della criminalità. Vittorio Boiocchi, volto noto tra gli ultras dell’Inter, è stato ucciso nel 2022 a pochi metri da San Siro, un omicidio che ora si porta dietro l’aggravante mafiosa. Il processo è in corso, tra testimonianze che si accumulano e verità che faticano a emergere. In aula, Gianfranco Ferdico — padre di un ex capo ultras nerazzurro — ha ribadito la sua versione, confermando quanto già dichiarato in passato. Il suo racconto, insieme a quelli di altri collaboratori di giustizia, contribuisce a dipanare una vicenda complessa, dove le responsabilità pesano come macigni.

Ferdico conferma: “Sono stato parte in causa, ma succube di mio figlio”

Davanti alla Corte d’Assise di Milano, Gianfranco Ferdico ha confermato le sue vecchie dichiarazioni, ammettendo un coinvolgimento totale nell’omicidio. “Succube di mio figlio”, aveva detto già lo scorso settembre, riferendosi a Marco Ferdico, anche lui ex capo ultras e collaboratore di giustizia. La sua posizione è chiave, perché mette insieme responsabilità familiari e di gruppo. Ferdico ha ribadito di essere stato “parte in causa totalmente”, pur cercando di smussare il ruolo diretto. Le sue parole, riprese dai verbali, raccontano di un ambiente dove la lealtà e la pressione interne al gruppo ultras hanno pesato più di ogni altra cosa.

Durante l’udienza, Ferdico ha anche descritto le dinamiche interne al gruppo, soffermandosi sulla figura di Mauro Nepi, arrestato con un procedimento a parte. Da quanto emerge, l’ambiente era dominato da denaro e potere nelle curve. Nepi, secondo Ferdico, era “sempre in cerca di soldi” e si vantava di avere un ruolo chiave nella gestione del tifo, arrivando a pretendere soldi da Marco Ferdico e da Andrea Beretta, altro ex capo ultras e collaboratore di giustizia.

Mauro Nepi e i segnali prima dell’omicidio: un ruolo da chiarire

Le parole su Mauro Nepi aggiungono un altro tassello importante al caso Boiocchi. Ferdico ha raccontato che Nepi si era offerto di “mandare il messaggio” al momento della partenza di Boiocchi da San Siro, cioè di lanciare un avvertimento legato all’azione criminale imminente. Dietro c’è un’organizzazione fatta di segnali precisi e accordi tra i protagonisti.

La tensione per la questione soldi tra Nepi e gli altri ultras sembrava aver fatto esplodere i contrasti. Nepi riteneva di meritare una quota dei guadagni legati alla gestione della curva, fonte di potere e prestigio dentro il gruppo. Un conflitto che mostra rapporti fragili, sempre sotto pressione. Il suo ruolo sarà al centro del processo ‘stralcio’ che partirà il 20 ottobre, per poi essere unito a quello principale.

Processo in corso: udienze e tappe decisive a Milano

Il procedimento contro i tre imputati principali – Ferdico senior, suo figlio Marco e Andrea Beretta – insieme ai due presunti esecutori materiali dell’omicidio, sta portando alla luce dettagli importanti. Recentemente ha testimoniato anche Andrea Simoncini, uno degli esecutori, fornendo un contributo chiave per capire come è avvenuto l’agguato.

Il calendario delle udienze prevede scadenze importanti nei prossimi mesi. Il 20 ottobre inizierà il processo separato per Nepi, che poi sarà riunito a quello principale. Il 4 novembre potrebbe esserci un nuovo confronto con Nepi davanti alla Corte d’Assise. Infine, il 15 dicembre sono attese le requisitorie dei pm Storari e Ammendola. La città resta con gli occhi puntati su questa vicenda, in attesa di chiarire fino in fondo responsabilità e colpe in uno dei capitoli più pesanti della storia ultras milanese.

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