Alto Lario, blitz dei Cacciatori di Calabria: arrestati 4 spacciatori con droga e munizioni nei boschi

Redazione

28 Settembre 2026

Tra i sentieri nascosti e i boschi fitti che separano la Valsassina dall’Alto Lario, la battaglia tra spacciatori e forze dell’ordine si fa sempre più intensa. I Baschi rossi, unità d’élite dei carabinieri, hanno intensificato i controlli in queste zone impervie, dove chi traffica droga cerca rifugio e sfugge ai controlli. Non è un caso che, proprio qui, siano stati messi a segno arresti significativi. Le montagne lecchesi nascondono un mercato che va dalle droghe leggere a quelle pesanti, una rete radicata che ha trasformato i boschi in un campo di battaglia silenzioso ma cruciale.

Baschi rossi in azione: il loro ruolo nelle montagne lecchesi

Gli uomini dello Squadrone elitaltrasportato, noti come Baschi rossi, hanno guidato un’operazione capillare nei boschi tra Valsassina e Alto Lario. Queste unità speciali sono addestrate a muoversi in terreni difficili e insidiosi, come quelli delle montagne lecchesi, dove latitanti e trafficanti si nascondono da tempo. L’esperienza maturata in contesti complessi, come le alture calabresi, si è rivelata decisiva anche qui. A coordinare il tutto è Nicola Melidonis, colonnello ed ex comandante dello Squadrone, ora a capo dei carabinieri di Lecco. L’obiettivo principale era trovare e sequestrare droga, ma anche munizioni e altri materiali illegali. In campo sono scesi anche i cani del Nucleo cinofili di Casatenovo, fondamentali per fiutare le sostanze nascoste tra la vegetazione, insieme alle stazioni territoriali della compagnia di Lecco. Questo lavoro di squadra ha permesso di colpire con rapidità e precisione i punti di spaccio e i bivacchi usati come rifugi dai criminali.

Arresti e sequestri: cosa è emerso a Dorio e Parlasco

Le ispezioni nelle zone di Dorio e Parlasco, lungo strade secondarie come la SP 72 e la SP 65, hanno dato risultati concreti. A Dorio, in località Gravina, è stato arrestato un 36enne italo-marocchino sorpreso mentre cedeva dosi di hashish. Oltre alle dosi già pronte, i carabinieri hanno trovato un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. Ma non è finita qui: nascosta tra le foglie è saltata fuori anche una certa quantità di eroina. Poco distante, in un bivacco, è stato scoperto un marocchino di 30 anni, senza permesso di soggiorno e con precedenti, trovato in possesso di eroina, cocaina e circa 5mila euro in contanti. Su di lui pendeva un mandato di cattura. A Parlasco sono finiti in manette altri due marocchini di 19 e 34 anni, fermati mentre cercavano di sfuggire ai controlli lungo la SP 65. Nel corso delle operazioni sono state sequestrate anche circa cento cartucce di vari calibri, tra cui Flobert 10 e Winchester 22, a conferma della pericolosità e della struttura criminale presente sul territorio.

Montagne sotto assedio: la strategia per fermare il traffico di droga

La scelta di concentrare le operazioni in Valsassina e Alto Lario non è casuale. Questi territori, difficili da sorvegliare per via della conformazione selvaggia, offrono nascondigli naturali perfetti per i trafficanti. La strategia dei carabinieri si basa sull’uso combinato di forze speciali – gli Squadrone elitaltrasportato, gli stessi che operano in Calabria contro i latitanti nelle foreste aspromontane – e unità cinofile addestrate a individuare nascondigli invisibili all’occhio umano. Accanto a loro, le pattuglie dei reparti operativi e le stazioni territoriali monitorano le vie di accesso e uscita dai boschi. Questo sistema permette un controllo esteso e tempestivo, rendendo sempre più difficile la fuga e le attività illecite. Per i malviventi, la presenza di questo dispositivo rappresenta un rischio concreto e crescente, mettendo sotto pressione una rete criminale che negli ultimi anni ha trovato terreno fertile proprio nell’isolamento e nei sentieri nascosti delle montagne lecchesi.

Le operazioni di settembre 2024 segnano un segnale forte da parte delle Forze dell’Ordine: presidiare con costanza e decisione queste aree difficili, fermare lo spaccio e limitare la libertà di movimento di trafficanti e latitanti. La sinergia tra unità specializzate e il monitoraggio costante del territorio restano la chiave per arginare una presenza che in passato ha messo a dura prova la sicurezza locale.

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