Milano, notte fonda. Zahani B., 21 anni, studente di ingegneria al Politecnico, finisce in manette dopo un’aggressione che ha scosso il quartiere Bande Nere. Accusato di aver colpito un rabbino, è stato separato dal fratello minore per evitare che si incontrassero in cella. Ma lui respinge con forza le accuse: niente violenza, niente razzismo. Ricorda invece le sue ore passate come volontario nella Protezione civile, spesso al fianco della comunità ebraica. E racconta una versione della serata che contrasta nettamente con quella diffusa finora.
Prima dell’arresto: la versione dello studente
Zahani spiega che lui e due amici erano a Milano perché uno di loro aveva un appuntamento con uno psicologo all’ex Beccaria. La serata doveva essere tranquilla: una pausa al Carrefour vicino per mangiare qualcosa e un po’ di svago. Ridevano, scherzavano e giravano video su TikTok, un momento di leggerezza come tanti. La tensione è salita quando un uomo con la kippah, segno evidente della sua fede ebraica, li ha guardati con aria contrariata. Zahani dice di non averci fatto caso, di non aver nemmeno collegato il copricapo alla religione.
Le cose si sono complicate quando l’uomo ha tirato fuori il telefono e ha iniziato a registrare parlando in una lingua che i ragazzi non capivano. Per gioco, uno degli amici ha chiesto perché stesse filmando. L’atmosfera era leggera, anche se l’attenzione dell’uomo era fissa su di loro.
Lo scontro e il presunto contatto
Secondo Zahani, il gruppo ha continuato a scherzare, anche quando un amico ha preso il cappello dell’uomo e se lo è messo in testa per ridere un po’. Il cappello è stato restituito subito. Ma l’uomo ha iniziato a inseguirli per strada, continuando a riprendere, forse infastidito. A quel punto è intervenuto il fratello di Zahani, che con un gesto discreto – un leggero tocco del piede sul piede dell’uomo – ha provato a farlo allontanare senza creare tensione.
I ragazzi hanno provato a defilarsi, e Zahani insieme a un amico ha preso un monopattino a noleggio per andare verso il Carrefour, lasciando il fratello perché non potevano salire in tre. Tornando indietro, Zahani non ha più visto il fratello, ma ha notato un altro uomo con segni di appartenenza ebraica che continuava a filmare. La preoccupazione è cresciuta quando li ha visti poco dopo circondati da pattuglie della polizia nella zona di Bisceglie, dove si erano dati appuntamento. Sono stati fermati e identificati.
Le accuse e la smentita del giovane: nessuna violenza o razzismo
Nonostante l’accusa di un’aggressione violenta a sfondo razzista contro un rabbino, Zahani nega con decisione ogni intento discriminatorio. Per lui la religione non è mai stata motivo di attrito o odio. Non si è mai riconosciuto in posizioni razziste, anzi ha fatto volontariato proprio accanto a comunità di diversa fede, compresa quella ebraica.
Il ragazzo sottolinea di non aver mai toccato nessuno in modo aggressivo, ricordando che l’uomo è molto più anziano e che lui non alzerebbe mai le mani su qualcuno. Anzi, dice che sarebbe pronto a chiedere scusa se l’uomo si fosse sentito offeso, spiegando che non c’era alcuna cattiveria nelle loro azioni.
Chi è Zahani e cosa rischia
Zahani ha 21 anni, studia Ingegneria meccanica al Politecnico e vive in Italia da sempre. Ha un solo precedente, risalente all’adolescenza, per un furto di pantaloni. Ora si trova a fronteggiare un caso che teme possa compromettere il suo futuro, la carriera universitaria e i rapporti in famiglia. Le accuse di propaganda e istigazione a delinquere per motivi razziali pesano anche sul fratello che era con lui.
Questo episodio mette in luce quanto sia complesso districarsi tra fatti, percezioni e giustizia in un contesto sociale così delicato. Milano, intanto, si trova a fare i conti con un caso che coinvolge diverse comunità religiose ed etniche, un terreno su cui la legge e la convivenza civile devono camminare con attenzione e chiarezza.