A pochi passi dal lapidario che ricorda i caduti della Prima Guerra Mondiale, bivacchi improvvisati e sentieri usati come bagni all’aperto raccontano un’altra storia. Il Passo Maniva, sulle montagne del Collio bresciano, non è più quel luogo di silenzio e rispetto che ci si aspetterebbe. Al contrario, tra rifiuti abbandonati e atti di inciviltà , la memoria di quei tempi difficili sembra svanire, ferita e dimenticata. Cartelli che avrebbero dovuto essere semplici avvisi si trasformano in urla di disperazione, un grido che fatica a farsi ascoltare.
Cartelli di protesta contro bivacchi e comportamenti irrispettosi
Non si può fare a meno di notare i cartelli comparsi da qualche tempo lungo i sentieri storici del Passo Maniva. Non sono semplici richiami, ma divieti netti contro il bivaccare e l’uso improprio di questi luoghi preziosi, sia dal punto di vista storico che ambientale. I cartelli, fissati alle grate di ferro che proteggono il lapidario, sono chiari: “vietato bivaccare e dormire nei pressi del lapidario”. Accanto, disegni che non lasciano dubbi: niente tende, sacchi a pelo o sdraio. L’installazione di questi segnali è la risposta a una pressione crescente per contrastare chi ignora il buon senso e calpesta il rispetto dovuto a questi spazi.
Dietro questi segnali c’è una storia di comportamenti che hanno superato il limite. Il lapidario, monumento che ricorda i caduti di quella linea di montagna, è un punto di riferimento carico di significato e sentimento. Vederlo invaso da bivacchi non può che provocare disagio, soprattutto tra le comunità locali e gli appassionati di storia. I cartelli non vogliono solo fermare certi comportamenti, ma puntano a risvegliare una coscienza più attenta e rispettosa.
Il cartello shock: vietato “fare i bisogni” lungo i sentieri storici
Non meno sorprendente è un altro cartello, posizionato poco distante, che vieta di “defecare sui sentieri, postazioni e gallerie”. Un messaggio chiaro che si trova tra l’erba alta, all’inizio di sentieri che attraversano trincee e siti storici di grande valore. Impossibile pensare che luoghi così carichi di memoria possano diventare bagni improvvisati.
Il degrado è sotto gli occhi di tutti. Le postazioni militari e le gallerie scavate nella roccia, un tempo rifugio di soldati, oggi devono fare i conti con smaltimenti abusivi e mancanza di igiene. Un affronto alla storia ma anche un serio problema di salute pubblica e per l’ambiente. Per questo motivo, i cartelli ricordano anche la presenza di telecamere di videosorveglianza, un deterrente in più contro questi atti incivili. L’obiettivo è identificare chi si comporta così e scoraggiarlo, proteggendo un territorio che punta anche sul turismo legato al suo patrimonio storico e naturale.
Vandalismi e scritte politiche: la montagna che si fa muro
Ma il problema non si limita ai bivacchi e ai rifiuti. Più in alto, lungo i sentieri e sui muri delle montagne attorno al Passo Maniva, spuntano scritte di vario genere, spesso di natura politica. Murales e graffiti parlano di stati e movimenti lontani, e non mancano grandi bandiere disegnate a terra, come quella palestinese apparsa recentemente al Dosso dei Galli. Un tempo base troposcatter della NATO, l’area oggi è teatro di una sorta di “invasione” simbolica da parte di chi cerca qui uno spazio per esprimere idee e messaggi.
Questi atti di imbrattamento si inseriscono in un quadro più ampio di incuria che preoccupa chi da anni custodisce la memoria e il valore di questo patrimonio. Parabole e pietre segnate con vernice rossa, simboli e scritte non solo deturpano l’ambiente, ma rischiano di oscurare il lavoro di chi si impegna per mantenere viva la memoria di un passato doloroso. Tra le associazioni locali, il silenzio è carico di tristezza e impotenza, mentre cresce l’allarme per il fragile equilibrio tra rispetto e degrado.
Il Passo Maniva resta un luogo di grande valore storico e paesaggistico, ma le sfide sono sempre più complesse. Tra la gestione del territorio e la sensibilizzazione alla cultura della montagna e della storia, chi oggi percorre questi sentieri si trova davanti a una realtà di degrado tangibile. Tutelare questi spazi non è mai stato così urgente.