Leoncavallo: un anno dopo lo sgombero da via Watteau, il centro sociale resta senza casa a Milano

Redazione

21 Agosto 2026

Era mattina presto, il 21 agosto 2025, quando a Milano il silenzio di via Watteau 7 รจ stato spezzato dal rumore degli sgomberi. Le forze dellโ€™ordine sono arrivate alle 7.30, anticipando di settimane la data prevista per chiudere il Leoncavallo, uno dei centri sociali piรน longevi e iconici della cittร . Da oltre trentโ€™anni quel luogo era un cuore pulsante dellโ€™antagonismo milanese, un punto di ritrovo e di lotta nato nel 1975. Quel giorno, tra proteste improvvisate e appelli diffusi sui social, si รจ chiuso un capitolo storico, aprendo perรฒ una pagina nuova, ancora tutta da scrivere.

Lo sgombero di via Watteau: la fine di unโ€™era dopo 31 anni

Il Leoncavallo si era trasferito in via Watteau nel 1994, lasciando la storica sede di via Leoncavallo per un immobile di proprietร  della societร  “Lโ€™Orologio srl”. Dopo anni di convivenza complicata con il tessuto urbano, alle 10.30 del 21 agosto si รจ conclusa lโ€™operazione di sgombero, condotta con lโ€™ufficiale giudiziario e le forze dellโ€™ordine. Lโ€™edificio, abbandonato e modificato nel tempo, รจ tornato nelle mani dei proprietari, che hanno avviato la messa in sicurezza.

Quella mattina ha segnato il 133esimo tentativo di liberare lo spazio, a testimonianza delle difficoltร  tra le istituzioni e il centro sociale. La chiusura ha interrotto un percorso lungo decenni, durante i quali il Leoncavallo ha ospitato attivitร  culturali, politiche e sociali, tra cui lโ€™Associazione mamme antifasciste. Non รจ solo la perdita di un luogo fisico, ma anche di un simbolo radicato nella cittร , conosciuto affettuosamente come โ€œLeonkaโ€.

Il corteo del 6 settembre: 25mila in strada per il Leoncavallo

A poco piรน di due settimane dallo sgombero, il 6 settembre 2025, Milano ha visto scendere in piazza una folla imponente: circa 25mila persone secondo i dati ufficiali, fino a 50mila per gli organizzatori. Non si trattava solo di una reazione immediata, ma di un segnale forte contro le politiche del Governo e la gestione delle emergenze sociali e abitative. Diverse realtร  antagoniste si sono unite nella protesta, portando avanti un messaggio di solidarietร  verso i โ€œleoncavalliniโ€.

Tra i manifestanti anche figure di spicco del Partito Democratico, parte della coalizione che sostiene la Giunta Sala, a dimostrazione della complessitร  politica dellโ€™evento. Ma la manifestazione ha anche messo in luce le tensioni tra i diversi gruppi sociali e politici coinvolti, rivelando una Milano divisa su temi come gli spazi sociali, la legalitร  e i diritti.

San Dionigi: unโ€™alternativa contestata e difficile

Subito dopo lo sgombero รจ spuntata la proposta di trasferire il Leoncavallo in un capannone abbandonato di circa 4mila metri quadrati in via San Dionigi, periferia sud di Milano, zona Porto di Mare. Lโ€™idea perรฒ รจ stata subito bocciata dagli attivisti, che hanno giudicato lโ€™edificio inadatto e troppo isolato.

Il problema principale รจ lo stato di abbandono dellโ€™area: serve una bonifica e lavori di adeguamento per garantire sicurezza e salubritร . Interventi costosi e lunghi che hanno scoraggiato anche chi aveva partecipato al bando del Comune. A complicare il quadro, lโ€™esclusione dallโ€™assegnazione per mancata presentazione di documenti da parte dellโ€™Associazione mamme antifasciste del Leoncavallo. In sostanza, via San Dionigi รจ unโ€™opzione poco praticabile al momento.

Il tentativo di riappropriazione legale di via Watteau

Nelle settimane dopo lo sgombero, i volti storici del Leoncavallo, Sergio Cusani e Pino Tripodi, hanno chiarito la volontร  di tornare in via Watteau, ma seguendo la strada legale. Lโ€™obiettivo รจ acquistare la proprietร  per riprendere le attivitร  in modo riconosciuto dalle autoritร .

Nel 2026 รจ stata avanzata unโ€™offerta intorno ai 5 milioni di euro, cifra indicativa per la compravendita. Ma la risposta dei proprietari non รจ mai arrivata, bloccando di fatto la trattativa. Nessuna controproposta, nessun confronto formale: questo silenzio ha spento le speranze di un ritorno a breve nel sito storico. Il Leoncavallo resta cosรฌ in una sorta di limbo, senza una casa e con un futuro incerto.

Nuove ipotesi e polemiche sul futuro del centro sociale

Negli ultimi mesi รจ tornata a circolare lโ€™idea di spostare il centro sociale nellโ€™ex mercato di piazzale Selinunte. Subito perรฒ la proposta ha incontrato la dura opposizione delle forze politiche locali, in particolare da Silvia Sardone, vice segretario della Lega e consigliere comunale. Sardone ha definito lโ€™ipotesi una provocazione, puntando il dito contro il degrado giร  presente nel quartiere San Siro, alle prese con occupazioni abusive e problemi di sicurezza.

Le critiche si concentrano sul rischio di trasformare una zona giร  fragile in un nuovo focolaio di tensione, creando malcontento tra i residenti e le istituzioni. La questione mette in luce le tensioni crescenti nelle periferie milanesi e la difficoltร  di conciliare alcune realtร  sociali con il tessuto urbano esistente. Per ora, lโ€™ipotesi rimane lontana dallโ€™essere definita e alimenta un dibattito acceso tra cittadini, politica e attivisti.

Lโ€™anno che รจ passato dallo sgombero ha mostrato quanto il Leoncavallo resti un simbolo potente e controverso per Milano, intrecciando battaglie legali, sociali e politiche. La situazione รจ ancora aperta, con molte incognite da risolvere nei prossimi mesi.

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