Era mattina presto, il 21 agosto 2025, quando a Milano il silenzio di via Watteau 7 รจ stato spezzato dal rumore degli sgomberi. Le forze dellโordine sono arrivate alle 7.30, anticipando di settimane la data prevista per chiudere il Leoncavallo, uno dei centri sociali piรน longevi e iconici della cittร . Da oltre trentโanni quel luogo era un cuore pulsante dellโantagonismo milanese, un punto di ritrovo e di lotta nato nel 1975. Quel giorno, tra proteste improvvisate e appelli diffusi sui social, si รจ chiuso un capitolo storico, aprendo perรฒ una pagina nuova, ancora tutta da scrivere.
Lo sgombero di via Watteau: la fine di unโera dopo 31 anni
Il Leoncavallo si era trasferito in via Watteau nel 1994, lasciando la storica sede di via Leoncavallo per un immobile di proprietร della societร “LโOrologio srl”. Dopo anni di convivenza complicata con il tessuto urbano, alle 10.30 del 21 agosto si รจ conclusa lโoperazione di sgombero, condotta con lโufficiale giudiziario e le forze dellโordine. Lโedificio, abbandonato e modificato nel tempo, รจ tornato nelle mani dei proprietari, che hanno avviato la messa in sicurezza.
Quella mattina ha segnato il 133esimo tentativo di liberare lo spazio, a testimonianza delle difficoltร tra le istituzioni e il centro sociale. La chiusura ha interrotto un percorso lungo decenni, durante i quali il Leoncavallo ha ospitato attivitร culturali, politiche e sociali, tra cui lโAssociazione mamme antifasciste. Non รจ solo la perdita di un luogo fisico, ma anche di un simbolo radicato nella cittร , conosciuto affettuosamente come โLeonkaโ.
Il corteo del 6 settembre: 25mila in strada per il Leoncavallo
A poco piรน di due settimane dallo sgombero, il 6 settembre 2025, Milano ha visto scendere in piazza una folla imponente: circa 25mila persone secondo i dati ufficiali, fino a 50mila per gli organizzatori. Non si trattava solo di una reazione immediata, ma di un segnale forte contro le politiche del Governo e la gestione delle emergenze sociali e abitative. Diverse realtร antagoniste si sono unite nella protesta, portando avanti un messaggio di solidarietร verso i โleoncavalliniโ.
Tra i manifestanti anche figure di spicco del Partito Democratico, parte della coalizione che sostiene la Giunta Sala, a dimostrazione della complessitร politica dellโevento. Ma la manifestazione ha anche messo in luce le tensioni tra i diversi gruppi sociali e politici coinvolti, rivelando una Milano divisa su temi come gli spazi sociali, la legalitร e i diritti.
San Dionigi: unโalternativa contestata e difficile
Subito dopo lo sgombero รจ spuntata la proposta di trasferire il Leoncavallo in un capannone abbandonato di circa 4mila metri quadrati in via San Dionigi, periferia sud di Milano, zona Porto di Mare. Lโidea perรฒ รจ stata subito bocciata dagli attivisti, che hanno giudicato lโedificio inadatto e troppo isolato.
Il problema principale รจ lo stato di abbandono dellโarea: serve una bonifica e lavori di adeguamento per garantire sicurezza e salubritร . Interventi costosi e lunghi che hanno scoraggiato anche chi aveva partecipato al bando del Comune. A complicare il quadro, lโesclusione dallโassegnazione per mancata presentazione di documenti da parte dellโAssociazione mamme antifasciste del Leoncavallo. In sostanza, via San Dionigi รจ unโopzione poco praticabile al momento.
Il tentativo di riappropriazione legale di via Watteau
Nelle settimane dopo lo sgombero, i volti storici del Leoncavallo, Sergio Cusani e Pino Tripodi, hanno chiarito la volontร di tornare in via Watteau, ma seguendo la strada legale. Lโobiettivo รจ acquistare la proprietร per riprendere le attivitร in modo riconosciuto dalle autoritร .
Nel 2026 รจ stata avanzata unโofferta intorno ai 5 milioni di euro, cifra indicativa per la compravendita. Ma la risposta dei proprietari non รจ mai arrivata, bloccando di fatto la trattativa. Nessuna controproposta, nessun confronto formale: questo silenzio ha spento le speranze di un ritorno a breve nel sito storico. Il Leoncavallo resta cosรฌ in una sorta di limbo, senza una casa e con un futuro incerto.
Nuove ipotesi e polemiche sul futuro del centro sociale
Negli ultimi mesi รจ tornata a circolare lโidea di spostare il centro sociale nellโex mercato di piazzale Selinunte. Subito perรฒ la proposta ha incontrato la dura opposizione delle forze politiche locali, in particolare da Silvia Sardone, vice segretario della Lega e consigliere comunale. Sardone ha definito lโipotesi una provocazione, puntando il dito contro il degrado giร presente nel quartiere San Siro, alle prese con occupazioni abusive e problemi di sicurezza.
Le critiche si concentrano sul rischio di trasformare una zona giร fragile in un nuovo focolaio di tensione, creando malcontento tra i residenti e le istituzioni. La questione mette in luce le tensioni crescenti nelle periferie milanesi e la difficoltร di conciliare alcune realtร sociali con il tessuto urbano esistente. Per ora, lโipotesi rimane lontana dallโessere definita e alimenta un dibattito acceso tra cittadini, politica e attivisti.
Lโanno che รจ passato dallo sgombero ha mostrato quanto il Leoncavallo resti un simbolo potente e controverso per Milano, intrecciando battaglie legali, sociali e politiche. La situazione รจ ancora aperta, con molte incognite da risolvere nei prossimi mesi.