Milano si tinge di festa: Giulio Rapetti, per tutti Mogol, compie novant’anni. Un traguardo che racconta una vita intrecciata con la storia della musica italiana. Nato il 17 agosto 1936, ha segnato un’epoca con parole capaci di parlare direttamente all’anima di chi ascolta. Figlio d’arte, il padre era il direttore musicale della Ricordi, la casa discografica che all’epoca dettava legge. Mogol non si è limitato a scrivere canzoni, ha plasmato un’intera generazione, scovato talenti e lottato per difendere la musica che ha contribuito a creare.
Come è nato Mogol e perché quel nome?
Il soprannome “Mogol” arriva quasi per caso nel 1959. Tra centinaia di nomi inventati, la SIAE scelse proprio questo per Giulio Rapetti. Col tempo, quel nome è diventato più di un semplice pseudonimo: nel 2016 un decreto del Ministero dell’Interno lo ha ufficialmente riconosciuto come parte del suo nome e cognome. Un segno chiaro di quanto la sua figura sia legata a doppio filo alla musica e alla cultura italiana, capace di restare centrale anche quando tutto intorno cambia.
Alla fine degli anni Cinquanta, Mogol muove i primi passi nel mondo della musica lavorando con il padre alla Ricordi. Il successo arriva presto: nel 1961 “Al di là”, portata al trionfo al Festival di Sanremo da Luciano Tajoli e Betty Curtis, apre la strada a una lunga serie di hit. Da lì in poi, collaborazioni con artisti come Mina e Bobby Solo lo rendono uno degli autori più richiesti della scena.
L’incontro con Lucio Battisti: la musica italiana cambia volto
Il 1965 è l’anno che segna una svolta decisiva: Mogol incontra Lucio Battisti. Quella che inizia come una collaborazione diventa presto un sodalizio durato 15 anni, capace di sfornare capolavori entrati nel mito. Insieme riscrivono la storia della musica italiana con canzoni come “Il mio canto libero”, “Emozioni”, “Pensieri e parole” e “I giardini di marzo”. Sono brani che ancora oggi fanno parte del patrimonio culturale del Paese, ascoltati e amati da tutte le generazioni.
Non si fermano alla scrittura: con altri soci fondano l’etichetta Numero Uno, che diventa una fucina di nuovi talenti e hit destinate a rimanere nella storia. Tra questi, la Formula 3 con “Questo folle sentimento”. Oltre al duo, scrivono anche per Equipe 84, Mina, Patty Pravo, Dik Dik e tanti altri. Questo periodo, fatto di successi e qualche tensione creativa, si chiude nel 1980 con l’album “Una giornata uggiosa”, che sancisce la fine del loro sodalizio.
Dopo Battisti: nuove strade e impegno sociale
La fine della collaborazione con Battisti non ferma Mogol. Anzi, lui rilancia lavorando con altri grandi nomi della musica italiana come Riccardo Cocciante, con cui firma album di successo come “Cervo a primavera” e “Cocciante”. Prosegue anche la collaborazione con artisti come Zucchero, Mango, Gianni Morandi e Adriano Celentano, con cui continua a dimostrare una grande capacità di rinnovarsi.
Non solo musica: dagli anni Ottanta Mogol è anche uno degli animatori della Nazionale Cantanti, la squadra di calcio composta da artisti impegnata in raccolte fondi benefiche. La sua passione per la musica si intreccia così con un impegno sociale concreto, che unisce spettacolo e solidarietà.
Il Cet e la formazione dei giovani talenti umbri
Nel 1992 Mogol si trasferisce in Umbria e dà vita al Centro Europeo di Toscolano , un’associazione no-profit dedicata alla formazione musicale. Il Cet organizza corsi, stage e laboratori per giovani musicisti, autori e interpreti, offrendo un’occasione preziosa per crescere e imparare da chi il mestiere lo conosce a fondo. Un modo per restituire alla musica ciò che lui stesso ha ricevuto: non solo un lavoro, ma una vera e propria cultura.
Grazie al Cet, molti giovani artisti hanno potuto affinare il proprio talento e muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo con basi solide, evitando i rischi dell’improvvisazione. Il ruolo di Mogol come maestro e guida si conferma così fondamentale per la musica italiana di oggi.
Tra battaglie legali e tutela dell’eredità Battisti
Il legame con Lucio Battisti, oltre che artistico, ha avuto anche risvolti giudiziari complicati. Negli anni Mogol si è spesso trovato a dover fronteggiare le restrizioni imposte da Grazia Letizia Veronese, l’ex moglie di Battisti, che ha limitato la promozione e la tutela dell’eredità musicale del cantautore.
Questa disputa ha acceso il dibattito pubblico e messo in evidenza le difficoltà nel gestire un patrimonio culturale così importante. Mogol ha sempre difeso con forza il diritto di preservare quest’eredità come un bene collettivo, un pezzo fondamentale della storia italiana.
“Senza paura. La mia vita”: il racconto di un maestro
Per i suoi novant’anni, Mogol ha pubblicato “Senza paura. La mia vita” , un libro che va oltre la classica autobiografia. È un racconto sincero e intimo, fatto di episodi personali, incontri decisivi, errori e svolte che hanno segnato la sua carriera e la musica italiana.
Nel libro emerge un lato inedito: da bambino, Mogol non mostrava alcun talento naturale per la musica, anzi veniva definito “stonato come una campana”. Quel che ha fatto la differenza è stata la passione, la dedizione e il desiderio di raccontare storie con le parole. Racconta anche della sua vita privata: padre, marito, sportivo. Un ritratto umano che aggiunge profondità al grande paroliere dietro alcune delle canzoni più amate del nostro Paese.