Milano, funzionario del Tribunale indagato per tentata truffa e falso: nuove perquisizioni in corso

Redazione

22 Luglio 2026

Milano, 22 luglio 2026 – Nel cuore del Palazzo di Giustizia, una stanza sigillata è diventata il fulcro di un’indagine che scuote l’intero sistema. Un dipendente dell’Ufficio Gip è al centro di un’accusa pesantissima: tentata truffa e falso, aggravati dal coinvolgimento mafioso. L’uomo avrebbe cercato di mettere le mani su quasi un milione di euro, parte di un patrimonio sequestrato e custodito nel Fondo Unico Giustizia. Ma non è tutto: la cifra complessiva sotto scrutinio si avvicina ai due milioni. Un colpo durissimo che mette in crisi la fiducia nella macchina giudiziaria. Intanto, senza clamore, si preparano perquisizioni mirate per scoprire l’estensione di questa rete di illegalità.

Un’operazione sospetta per un boss già condannato

Al centro dell’accusa c’è una procedura di dissequestro anomala, che coinvolge un quarantenne già noto alla giustizia. L’uomo, indagato insieme al dipendente, ha una condanna definitiva per associazione mafiosa. Durante una latitanza durata oltre vent’anni, secondo gli inquirenti, è stato uno dei principali beneficiari delle manovre illecite messe in atto dal funzionario. In questo scenario si inserisce la figura di Domenico Condello, boss ‘ndranghetista di rilievo, che sarebbe stato favorito da questa catena di azioni contestate. La delicatezza del caso impone di guardare con attenzione alla natura degli atti, che gli investigatori considerano un serio strappo alle regole della giustizia.

La procura distrettuale antimafia di Milano ha affidato il coordinamento delle indagini al pm Stefano Ammendola, che lavora a stretto contatto con il procuratore Marcello Viola. Le indagini sono condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura, che seguivano il caso già da metà luglio, dal giorno preciso in cui, il 16 luglio, la stanza di lavoro del dipendente è stata posta sotto sequestro. Non si tratta di un impiegato qualunque: oltre a fare da autista per i magistrati, nel tempo ha accumulato responsabilità sulla gestione delle pratiche legate al Fondo Unico di Giustizia, diventando una figura chiave e delicata nell’apparato amministrativo del tribunale.

Uffici sotto la lente: fascicoli e documenti passati al setaccio

Gli inquirenti si preparano a un lavoro certosino. Tutti i fascicoli e gli oggetti trovati nella stanza sequestrata saranno catalogati e analizzati con attenzione. L’obiettivo è ricostruire a ritroso le pratiche gestite, in particolare quelle riguardanti beni sequestrati, requisiti, confiscati e, in qualche caso, restituiti. Verrà controllato ogni passaggio di denaro, con un occhio attento alla regolarità delle transazioni e alle modalità operative emerse dai fascicoli.

Il dipendente indagato, assistito dagli avvocati Roberto Grittini e Rocco Romellano, ha negato di conoscere il proprietario del modulo centrale all’inchiesta. Questa dichiarazione apre una possibile pista: l’ipotesi che l’uomo abbia agito su indicazioni di terzi, forse estranei al circuito giudiziario, resta sul tavolo e viene approfondita. La complessità della vicenda lascia spazio a responsabilità condivise e manovre esterne finora sconosciute.

L’esame del materiale sequestrato promette di essere lungo e complesso. Ogni documento, firma e passaggio sarà verificato per scovare eventuali irregolarità o falle nelle procedure che potrebbero aver facilitato la sottrazione di fondi pubblici. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le accuse reggeranno o se emergeranno nuovi elementi a discolpa.

La difesa: “Errore, non reato. Il nostro assistito è in buona fede”

La versione del funzionario è quella di un uomo che, secondo i suoi legali, ha sempre agito con lealtà e rispetto per l’istituzione. Gli avvocati Roberto Grittini e Rocco Romellano parlano di un equivoco, di un errore amministrativo e non di un atto criminale premeditato. In una macchina burocratica così complessa, spiegano, un errore può capitare. Ora attendono di vedere cosa emergerà dall’analisi dei documenti sequestrati.

La difesa punta a dimostrare che le accuse di truffa e falso non troveranno conferme concrete e che il loro assistito ha sempre rispettato le procedure. L’obiettivo è escludere qualsiasi intenzione criminale e ribaltare l’ipotesi di una frode organizzata.

Nel frattempo, la procura continua a scavare a fondo, consapevole dell’importanza di avere persone affidabili nella gestione di fondi pubblici. Le prossime mosse saranno decisive per chiarire i contorni di questa vicenda che ha gettato un’ombra pesante sul cuore dell’amministrazione giudiziaria di Milano.

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