A Monza, una coppia di anziani ha perso gioielli per più di 40mila euro. Il colpo? Un raggiro studiato a tavolino, con finti carabinieri e telefonate incessanti, confuse, che hanno fatto scattare la trappola. L’uomo dietro a tutto questo? Un 35enne della provincia di Salerno, ma residente al Nord, bloccato a Udine. Non era un novellino: venerdì 3 luglio 2026 è finito in manette mentre già scontava una pena per truffe simili. Una storia di inganni e false autorità, che ha colpito duro nella zona di Triante.
L’arresto frutto di un lavoro in squadra tra Monza e Udine
Dietro l’arresto c’è il lavoro incrociato della Squadra Mobile della Questura di Monza e Brianza e del tribunale locale. Il gip, su richiesta della Procura di Monza, ha disposto la custodia cautelare in carcere, eseguita nel penitenziario di Udine. L’uomo, già noto per reati contro il patrimonio e per droga, era detenuto per una truffa simile commessa ad aprile in provincia di Udine. Le indagini sulla truffa di Monza, partite nello stesso mese, hanno ricostruito con precisione il modus operandi dell’arrestato.
Gli agenti non hanno lasciato nulla al caso: hanno raccolto testimonianze, prove scientifiche e incrociato informazioni sul territorio. Al centro delle indagini una truffa ben studiata, basata sull’inganno di fingersi carabinieri per mettere nel mirino vittime fragili. Il fatto che l’uomo avesse già agito con metodi analoghi ha fatto aumentare la pressione degli investigatori, determinati a bloccarlo.
La truffa: come hanno ingannato la coppia di anziani
Tutto è iniziato con una telefonata alla donna, 69 anni, di Triante. Una voce si è presentata come carabiniere, raccontando una storia preoccupante: un’auto con la targa del marito sarebbe stata coinvolta in una rapina. Per chiarire la situazione, il marito doveva andare subito in caserma. Così la coppia è stata divisa, e la strada spalancata al truffatore.
Il telefono della donna non ha smesso di squillare, con chiamate continue sia sul fisso che sul cellulare. L’obiettivo era confonderla, impedirle di rivolgersi ai veri carabinieri. Nel frattempo, con il marito lontano, il truffatore è arrivato a casa loro, sempre con la scusa di essere un carabiniere. Con tono autoritario ha chiesto di controllare i gioielli per escludere che provenissero dalla rapina. La donna ha acconsentito, pensando si trattasse di un normale controllo.
Senza esitazioni, l’uomo ha preso anelli, collane, bracciali e orologi d’oro, anche quelli nella cassaforte. Il valore totale si aggira intorno ai 40mila euro. La signora, spaventata e sola, ha vissuto momenti di grande confusione, incapace di fermare la truffa in corso.
Come la polizia ha incastrato il truffatore
Dopo aver lasciato la casa, il truffatore ha cercato di nascondere i gioielli comprando una valigia in un negozio poco distante. Un gesto che tradisce una certa esperienza in questi raggiri. Nel frattempo, gli investigatori hanno passato al setaccio le telecamere di sorveglianza vicino all’abitazione e nei dintorni.
I filmati hanno ripreso l’uomo mentre si muoveva nei pressi della casa e poco prima nel bar vicino. Queste immagini sono state decisive: la vittima ha riconosciuto subito la persona ripresa. A completare il quadro, le tracce lasciate dall’uomo sulla cassaforte, raccolte e analizzate dalla Polizia Scientifica.
Tutte le prove hanno convinto il magistrato a ordinare il carcere. Questa indagine dimostra quanto sia importante il lavoro attento e coordinato di polizia e forze speciali per smascherare anche i truffatori più scaltri. Un avvertimento che invita a non abbassare mai la guardia e a collaborare sempre con le forze dell’ordine.
