Giovanni Oggioni assolto nel caso Torre Milano: “Sono una persona trasparente e soddisfatto”

Redazione

16 Giugno 2026

Il 26 giugno 2026 resterà una data segnata da un verdetto inatteso: tutti e otto gli imputati nel processo Torre Milano sono stati assolti. Niente festeggiamenti, solo un silenzio carico di significati. Giovanni Oggioni, ex dirigente comunale, ha mantenuto un’apparenza calma davanti ai giornalisti. Ha ribadito la sua trasparenza e il rispetto per la decisione del tribunale, evitando però di entrare nel merito degli altri filoni investigativi che lo riguardano. Dietro a quell’apparente serenità, si percepisce una tensione che non si è mai dissolta, alimentata dalla complessità di un’inchiesta che ha scavato a fondo nella rigenerazione urbana milanese.

Tra pressioni e incertezze, la difesa racconta il peso dell’ingiustizia

L’avvocato Federico Papa, difensore di Carlo Rusconi, costruttore coinvolto nel procedimento, ha descritto il lungo cammino degli imputati. Ha parlato di un “peso dell’ingiustizia” che ha gravato non solo sui suoi clienti ma anche sugli acquirenti, rimasti in sospeso per mesi. Secondo Papa, il nodo del processo è stata una lettura sbagliata delle norme da parte dell’accusa. La difesa ha sempre sostenuto che tutto si è svolto nel rispetto delle regole vigenti all’epoca. Inoltre, ha richiamato l’attenzione sulla continua evoluzione delle normative urbanistiche, che rende difficile orientarsi e crea un terreno scivoloso per chi opera nel settore delle ristrutturazioni.

Sentenza chiara: niente dolo, niente reato

Il presidente del Tribunale, Fabio Roia, ha spiegato i punti chiave della decisione con una nota ufficiale. Tutti gli imputati hanno agito secondo la legge vigente, manca cioè l’elemento soggettivo del reato, l’intenzione dolosa o la colpa grave. Roia ha sottolineato che solo di recente la giurisprudenza ha chiarito meglio cosa si intende per ristrutturazione edilizia, tema cruciale nel caso. Tra diritto penale, amministrativo e pronunce della Corte Costituzionale, le interpretazioni sono state spesso diverse e contrastanti, influenzando il giudizio finale. Il tribunale ha quindi escluso che ci siano le condizioni per configurare un illecito penale alla luce delle norme applicate all’epoca degli atti contestati.

Accuse smontate: il tribunale assolve costruttori e funzionari

La giudice Paola Braggion ha pronunciato la sentenza con la formula “il fatto non costituisce reato”, cancellando le accuse contro i costruttori e l’architetto Gianni Maria Beretta. Erano accusati di aver usato in modo improprio una Segnalazione Certificata di Inizio Attività , presentando come ristrutturazione un’opera che le autorità consideravano nuova costruzione. Inoltre, l’intervento edilizio, di oltre 87 metri, sarebbe stato realizzato senza il piano attuativo necessario. La sentenza ha invece riconosciuto la correttezza degli atti degli imputati. Assolti anche i funzionari comunali Francesco Mario Carrillo, Maria Chiara Femminis e Pietro Ghelfi, accusati di aver rilasciato il titolo edilizio violando le norme e di aver redatto una delibera dirigenziale non conforme alle prescrizioni urbanistiche.

Questa sentenza segna un punto importante per la giurisprudenza sulla rigenerazione urbana a Milano. Chiudendo con un’assoluzione totale il primo processo sul caso Torre Milano, il tribunale mette in luce le difficoltà nell’interpretare norme in continuo cambiamento e traccia un precedente per le controversie future nel settore edilizio. Ora, sia i soggetti pubblici che privati coinvolti devono confrontarsi con un sistema normativo complesso e con investimenti urbanistici che richiedono un delicato equilibrio tra regole e innovazione.

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