Elekta Assolta per Turbativa d’Asta su Appalti da 27 Milioni per Macchinari Antitumorali: Processo Chiude con Prescrizione

Redazione

10 Giugno 2026

Sette anni in tribunale, dodici dall’inizio delle indagini: un’odissea giudiziaria si chiude per Elekta Spa, la multinazionale svedese sotto accusa per gli appalti oncologici da quasi 27 milioni di euro. Al centro del caso, sospetti di turbativa d’asta e favoritismi nelle gare per macchinari destinati alla cura del cancro. Ma la sentenza è chiara: assoluzione piena. Tutto è partito da una semplice mail, poi si è trasformato in uno scontro serrato tra accusa e difesa, con numerosi imputati coinvolti in un processo che ha tenuto tutti con il fiato sospeso.

L’inchiesta che ha scosso il mondo degli appalti sanitari

L’indagine è partita nel 2014, puntando il dito su presunte irregolarità nelle gare per forniture mediche, con il focus sull’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Tutto è nato da una mail trovata da un responsabile della gara: un messaggio che denunciava accordi sospetti con dirigenti di Elekta. Si parlava di pressioni per favorire un’offerta da circa due milioni per un acceleratore lineare per radioterapia. L’accusa sosteneva che l’azienda presentasse offerte “tecnicamente perfette” ma non sempre le più vantaggiose sul piano economico, per battere la concorrenza.

Non si parlava di mazzette vere e proprie, ma di meccanismi meno trasparenti, come borse di studio finanziate da Elekta e convegni con inviti mirati agli operatori sanitari degli enti coinvolti. Nel 2015, la Guardia di Finanza aveva fatto quattro arresti. Alla fine, ventisei imputati hanno visto cadere le accuse per prescrizione, mentre Elekta è stata processata come persona giuridica nel civile e nel penale.

La Procura chiede una multa, ma il tribunale dice no: nessun illecito per Elekta

Durante il processo, la Procura di Monza aveva chiesto una multa da 250mila euro per Elekta, accusandola di illecito amministrativo legato alle gare. La multinazionale ha sempre negato le accuse e ha collaborato con le autorità. Il tribunale, però, non ha trovato prove sufficienti per condannare l’azienda e l’ha assolta da ogni accusa.

I giudici hanno sottolineato che non c’erano elementi concreti per configurare l’illecito amministrativo contestato, nemmeno per attribuire ad Elekta un comportamento che avesse falsato le gare. Questo ha riguardato anche la posizione della società come responsabile civile, nonostante fosse presente nel processo anche come parte lesa in alcune fasi.

Il ruolo degli enti sanitari e il nodo delle borse di studio

Tra le parti civili, oltre a Elekta, c’erano alcune delle principali strutture sanitarie italiane: l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, il Policlinico San Matteo di Pavia, l’Azienda Sanitaria di Lecce e l’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni. Hanno partecipato per difendere i propri interessi e chiarire eventuali danni. L’accusa aveva puntato il dito anche sulle borse di studio promosse dalla multinazionale, considerate un modo per influenzare il sistema degli appalti.

Secondo l’accusa, queste borse di studio avrebbero esercitato una pressione nascosta sui decisori e sul personale sanitario, alterando le gare. Ma nel corso del processo non è emersa nessuna prova chiara di un legame diretto con la turbativa. Anche gli inviti a eventi e convegni, pur discussi dal punto di vista etico, non sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare comportamenti illeciti.

La difesa di Elekta e i cambiamenti dopo l’inchiesta

La difesa di Elekta ha sempre respinto con decisione le accuse, sostenendo che la multinazionale non ha mai adottato pratiche scorrette in Italia. Anzi, ha sottolineato di aver subito apportato modifiche importanti al proprio modello organizzativo dopo le contestazioni. Questi cambiamenti hanno riguardato soprattutto la gestione interna delle gare e i rapporti con gli enti pubblici, per garantire più trasparenza e rispettare la legge.

Il processo ha messo in luce un’azienda pronta a rivedere i propri processi in risposta alle indagini, con l’obiettivo di evitare rischi legali e mantenere la fiducia nel settore sanitario. Questa linea difensiva ha pesato nella decisione finale, con i giudici che hanno accolto la richiesta di assoluzione senza riserve.

Questa vicenda ha acceso i riflettori su come vengono gestiti gli appalti pubblici in sanità, sulle responsabilità delle imprese e sulle regole etiche che devono guidare i rapporti tra aziende e strutture pubbliche. L’assoluzione di Elekta Spa chiude un capitolo importante, con eco che si sono sentite ben oltre i confini italiani.

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