Assolto con formula piena dopo tre anni di accuse gravi: uomo di Arsago Seprio scoppia in lacrime

Redazione

28 Maggio 2026

Tre anni di accuse pesanti, di giornate scandite da divieti e controlli. Tutto è iniziato con una denuncia dell’ex compagna, che ha raccontato anni di presunte violenze e soprusi. Per quell’uomo di 43 anni, residente ad Arsago Seprio, è cominciato un calvario fatto di braccialetto elettronico, divieto di avvicinamento e l’ombra del codice rosso. Un percorso giudiziario che sembrava già una condanna. Poi, alla fine, il verdetto che ribalta tutto: il Tribunale di Busto Arsizio ha stabilito che “il fatto non sussiste”. Una sentenza che scuote la versione iniziale, mettendo in luce contraddizioni e dettagli che finora erano passati inosservati.

La denuncia che ha scatenato l’inchiesta: accuse di violenze in famiglia

Tutto ha preso il via il 9 ottobre 2023, quando la ex compagna ha presentato una denuncia dettagliata. Lei, trentaseienne, ha raccontato una relazione cominciata nel 2017 segnata da gelosia ossessiva, aggressioni fisiche ripetute, insulti e rapporti sessuali imposti con la forza. Nella denuncia ci sono particolari inquietanti: violenze spesso in presenza dei figli, tra cui una bambina di appena cinque anni. Racconta di un isolamento forzato, di un controllo asfissiante, schiaffi ripetuti e un episodio nel 2021 che le avrebbe causato un occhio nero. Accuse pesantissime, che descrivono un clima di terrore durato anni. Non a caso, scattano subito le misure d’urgenza del codice rosso pensate per proteggere le vittime di violenza domestica.

Braccialetto elettronico e crepe nella versione della denunciante

La complessità del caso emerge già dalle prime udienze. A dicembre 2023, all’uomo viene imposto il braccialetto elettronico per il divieto di avvicinamento, una misura molto rigida. Ma presto saltano fuori dettagli che mettono in crisi la versione accusatoria. La difesa, guidata dall’avvocato Roberta Zarcone, fa notare diverse incongruenze nel racconto della donna. Tra i documenti chiave c’è un audio inviato proprio da lei nel 2023, in cui dice: “Io non sopporterei le mani addosso, tu le mani addosso non me le hai mai messe”. Un passaggio che fa scattare più di qualche dubbio e spinge i giudici a riflettere con attenzione. Il collegio, composto dai magistrati Fazio, Ceffa e Graziano, capisce che la storia non è così lineare come sembrava.

Rapporti sessuali e accuse di ricatti: la versione in aula

In aula si approfondiscono anche i presunti ricatti sessuali raccontati dalla donna, che diceva di aver ceduto per paura delle reazioni del compagno e delle sue crisi legate all’uso di cocaina. Ma dalla testimonianza emerge un quadro più sfumato: la stessa ex compagna ammette di aver chiesto droga durante i momenti di intimità. La difesa porta in aula una serie di messaggi, dove è lei a proporre incontri e a organizzare serate con chiari riferimenti alla cocaina. Questi scambi mostrano una dinamica complicata, lontana dall’immagine di una vittima assoluta. Una relazione fatta di tensioni, recriminazioni e aspettative, tormentata ma a doppio senso.

Messaggi e testimonianze che mettono in discussione la dinamica della coppia

Lo sguardo sul rapporto tra i due si allarga con l’analisi di altri messaggi agli atti, che raccontano di una gelosia intensa e persistente da parte della donna verso l’uomo. Questo ribalta completamente il quadro iniziale consegnato agli inquirenti, confermando quanto sia difficile leggere la vicenda da un solo punto di vista. I testimoni sentiti in aula descrivono una coppia che all’inizio sembrava serena e affiatata, ma che si è incrinata con il sospetto di un tradimento da parte dell’uomo. Il sospetto nasce da una registrazione trovata nell’auto, usata dalla donna per confermare i suoi dubbi. Questi dettagli sono diventati elementi chiave nel processo, smontando le accuse iniziali.

Difesa e problemi fisici dell’imputato: un ostacolo alle accuse di stalking

La difesa ha puntato anche a smontare le accuse di stalking. L’avvocato Zarcone ha sottolineato che durante il periodo in cui si sarebbe verificata la presunta persecuzione, l’uomo era ricoverato in ospedale con entrambe le gambe ingessate, dopo una caduta da un tetto di sette metri. Circostanza documentata e incompatibile con le molestie denunciate. Il processo è stato segnato anche da momenti di tensione fuori dall’aula: l’uomo è stato arrestato dai carabinieri davanti a un punto vendita Tecnomat di Cerro Maggiore, dove lavorava come artigiano e dove aveva iniziato a lavorare anche la ex compagna. Questi particolari hanno acceso i riflettori anche sul contesto lavorativo condiviso, complicando ancora di più la storia.

Rapporti con la figlia e prove contestate in aula

Il processo ha messo in luce anche le difficoltà nei rapporti tra padre e figlia dopo la separazione, con incontri sotto stretto controllo della madre. Questa doppia custodia ha aggiunto un ulteriore livello di complessità nelle dinamiche familiari. Altro punto caldo è stata la registrazione di un rapporto sessuale, presentata dalla donna come prova. La difesa ha contestato la validità di quel materiale, sollevando dubbi sull’attendibilità e sulle circostanze in cui è stato registrato. I giudici hanno valutato tutto con molta cautela, consapevoli delle tensioni emotive che hanno attraversato questa vicenda e della difficoltà di trovare un equilibrio tra testimonianze e prove concrete.

La sentenza: assoluzione per mancanza di prove convincenti

Alla fine di questo lungo processo, il Tribunale di Busto Arsizio ha assolto l’uomo di Arsago Seprio. I magistrati hanno giudicato insufficienti le prove per sostenere un’accusa solida e credibile, confermando così l’innocenza dell’imputato con la formula “perché il fatto non sussiste”. L’avvocato difensore ha parlato di anni “devastanti” per il suo cliente, che ha vissuto un periodo di forte depressione e ha perso il lavoro a causa delle accuse e delle misure restrittive. Al momento del verdetto, l’uomo si è commosso visibilmente, lasciando trasparire il peso emotivo di una vicenda dolorosa, chiusa solo ora dopo tanto tempo.

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