Virologo Pregliasco sull’Ebola: “Rischio zero è una favola, ma in Italia la prevenzione funziona”

Redazione

26 Maggio 2026

Due volontari, un uomo di 31 anni e una donna di 33, appena tornati dall’Uganda, si sono presentati ieri tra Como e Milano con sintomi preoccupanti: febbre alta, vomito e dolori intestinali per lei; febbricola e problemi gastrointestinali per lui. Subito dopo l’atterraggio a Malpensa, la paura di un possibile contagio da Ebola ha fatto scattare l’allarme. Ma i test virologici hanno escluso il peggio. Restano però alta l’attenzione e la vigilanza: la risposta del sistema sanitario è stata pronta e rigorosa, un segnale chiaro che, in situazioni delicate come questa, nessun dettaglio viene trascurato.

L’allarme e l’intervento immediato a Como e Milano

La mattina del 25 maggio, a Lurate Caccivio e Bulgarograsso, il personale dell’Azienda Regionale Emergenza Urgenza e dell’ospedale Sacco di Milano è intervenuto con tutte le precauzioni del caso. Vestiti con tute protettive e scortati dal nucleo batteriologico dei vigili del fuoco, i soccorritori hanno prelevato i due pazienti su ambulanze speciali a biocontenimento. Madre e padre di famiglie diverse, ma amici, sono stati trasferiti nelle stanze ad alto isolamento dell’ospedale Sacco, punto di riferimento nazionale per le malattie infettive.

Sono stati eseguiti test multipli per malattie tropicali, dalla malaria alle febbri emorragiche, con particolare attenzione al virus Ebola. I sintomi dei volontari, infatti, ricordavano quelli tipici della febbre emorragica, malattia che sta colpendo alcune aree della Repubblica Democratica del Congo e che nelle ultime settimane ha destato preoccupazione a livello internazionale.

I sintomi dopo il ritorno dall’Uganda

I due giovani volontari erano appena tornati da una missione umanitaria di tre mesi in una zona rurale del sud-ovest dell’Uganda. Quel Paese confina con la Repubblica Democratica del Congo, dove è scoppiata l’epidemia di Ebola.

I disturbi sono comparsi subito dopo l’arrivo a Malpensa, nella notte tra il 24 e il 25 maggio. La donna ha avuto febbre alta, vomito continuo, diarrea e qualche problema neurologico iniziale, tanto da richiedere un ricovero urgente e approfondito. L’uomo ha accusato sintomi meno gravi, ma comunque preoccupanti: febbricola e disturbi intestinali. Vista la delicatezza del quadro e la situazione epidemiologica, le autorità hanno subito attivato il protocollo per malattie infettive ad alto rischio.

Isolamento e tracciamento: come si è mosso il sistema sanitario

Il Ministero della Salute ha coordinato tutte le misure di contenimento e prevenzione, applicando i protocolli rigorosi previsti per emergenze di questo tipo. Le famiglie coinvolte, che comprendono anche bambini molto piccoli, sono state messe in isolamento insieme ad altre persone entrate in contatto con i volontari prima del ricovero.

Sono state monitorate in tutto 19 persone, mentre è stata acquisita la lista dei passeggeri del volo da Addis Abeba per escludere altre possibili esposizioni. Nel frattempo, la sindaca di Lurate Caccivio ha diffuso una nota per informare la cittadinanza e prevenire inutili allarmismi.

Gli operatori sanitari hanno eseguito una serie di esami usando tecnologie e metodi di laboratorio avanzati, con l’obiettivo di escludere Ebola e altre malattie simili, ma anche di capire cosa stesse causando quei sintomi.

Bertolaso rassicura: “Sistema sanitario pronto e test negativi”

Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare della Lombardia, ha subito cercato di calmare gli animi. Ha spiegato che l’allarme mediatico avrebbe potuto essere evitato, se si fossero seguite con rigore tutte le procedure e i tempi previsti. Prima che arrivassero i risultati definitivi, ha invitato a mantenere la calma.

I test rapidi e quelli molecolari effettuati all’ospedale Sacco hanno escluso la presenza del virus Ebola o di altre febbri emorragiche. Al contrario, è stato trovato il batterio Shigella, responsabile di infezioni intestinali serie ma curabili con le terapie giuste.

L’assessore ha confermato che i pazienti restano sotto stretto controllo degli infettivologi dell’ospedale e ha ribadito la preparazione del sistema sanitario lombardo, pronto ad affrontare emergenze di questo tipo senza creare panico.

Un banco di prova e l’importanza della prevenzione

La vicenda di fine maggio è stato un vero banco di prova per la risposta italiana a un’emergenza potenzialmente pericolosa. La rapidità con cui sono state messe in campo le procedure e l’isolamento hanno permesso di contenere la situazione in modo efficace, in un mondo sempre più globale e a rischio.

Va sottolineato che i volontari si trovavano a quasi 500 chilometri dal focolaio più vicino dell’epidemia, un dato che riduce la probabilità di contagio, anche se richiede vigilanza costante.

L’episodio conferma che diagnosi tempestiva e isolamento sono le chiavi per fermare la diffusione di malattie aggressive come l’Ebola. La collaborazione tra enti locali, ospedali e istituzioni è stata fondamentale per gestire senza panico un momento di grande tensione.

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