A Muggiò, in provincia di Monza Brianza, una donna di 31 anni è stata accoltellata nel cuore di una separazione tormentata. Era gennaio 2026 quando Sergio Laganà, 43 anni, le ha inferto le ferite con un coltello, segnando un momento drammatico in una vicenda familiare già carica di tensione. Dopo l’aggressione, lui si è presentato ai carabinieri, con i vestiti intrisi di sangue. Da quel gesto è partita un’indagine che ha portato la Procura di Monza a formulare un’accusa pesante: tentato femminicidio. Prima, si era parlato di tentato omicidio aggravato. La storia, ora, si muove in tribunale, ma le ferite restano, ben più profonde di quelle visibili.
Aggressione in casa, tensione alle stelle tra i coniugi
Il conflitto tra i due nasce in un clima di separazione tormentata. Secondo le ricostruzioni, Laganà era tornato a casa con il figlio di due anni dopo aver letto alcuni messaggi della moglie che lo avevano turbato. La discussione è degenerata rapidamente. L’uomo, durante l’interrogatorio, ha spiegato di aver portato il bambino in un’altra stanza prima che la situazione sfuggisse di mano, ammettendo di aver perso il controllo al momento del gesto violento.
La Procura ha ritenuto che la scelta della donna di separarsi potesse rappresentare una limitazione della sua libertà, un elemento che ha aggravato la posizione di Laganà. Questa accusa si basa anche sulla testimonianza della vittima, ancora ricoverata all’ospedale San Gerardo di Monza, e su un precedente intervento dei carabinieri risalente a maggio 2024, quando la donna aveva denunciato simili episodi di violenza.
Magistratura ferma: carcere confermato, no ai domiciliari
Dopo l’arresto, la giudice per le indagini preliminari Angela Colella ha convalidato la custodia cautelare in carcere, respingendo la richiesta di domiciliari presentata dalla difesa. L’ipotesi di tentato omicidio aggravato è stata confermata, ma in seguito è stata rivista in tentato femminicidio, più aderente alle circostanze e alla situazione della vittima.
Gli investigatori sottolineano che non si tratta di un episodio isolato, ma di un quadro di violenza domestica già emerso in passato. Nel maggio 2024, durante la festa di compleanno del figlio, la donna aveva denunciato un’aggressione del marito, accertata dai carabinieri tramite i segni sul corpo della vittima. All’epoca, l’uomo aveva mostrato segni di pentimento.
Ora, con le indagini preliminari concluse, la difesa ha tempo per presentare memorie e documenti prima che il pubblico ministero Nicola Balice decida se chiedere il rinvio a giudizio.
La vittima lotta per la ripresa, il figlio nel mezzo del dramma
La donna è rimasta ricoverata a lungo all’ospedale San Gerardo di Monza, con ferite serie che hanno richiesto cure costanti. Il piccolo di due anni, che era in casa al momento dell’aggressione, si ritrova al centro di un contesto familiare ormai segnato dalla violenza.
Fonti investigative descrivono una convivenza ormai insostenibile, con episodi di violenza pregressi. L’attenzione delle autorità è rivolta non solo alla salute della donna, ma anche al sostegno e alla protezione del bambino, segnalato ai servizi sociali e alle strutture specializzate.
Laganà si difende parlando di legittima difesa, ma il suo racconto sarà confrontato con le testimonianze e le prove raccolte. La complessità del rapporto tra i due emerge chiaramente dalle indagini.
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La Procura di Monza continua a lavorare per fare piena luce sull’accaduto, in un caso che richiama ancora una volta l’attenzione sulla violenza domestica. Un tema delicato, che in questo territorio rimane una priorità per le istituzioni e la comunità tutta.
