Due anni di lavoro, 2,5 milioni di euro spesi e un quartiere, Quarto Oggiaro, pronto ad accogliere una nuova realtà. In via Aldini è stato inaugurato un centro di accoglienza con 165 posti letto. Non un semplice edificio, ma una struttura pensata per chi si trova in difficoltà. Su 4.100 metri quadrati, distribuiti su tre piani più un seminterrato, l’obiettivo è offrire un sostegno concreto. Gran parte dei fondi arriva dal PNRR, mentre il Comune copre il resto, inserendo questo intervento in un più ampio progetto sociale per la città.
Un centro su misura per accogliere le diverse fragilità
Il centro di via Aldini 72-74 non è il solito dormitorio. È stato studiato per ospitare senza dimora, famiglie in difficoltà e casi di emergenza sociale. Al piano terra si trova il progetto “Dalla strada alla casa”: 22 posti in housing first, distribuiti in 15 stanze con bagno privato. Qui si cerca di evitare che le persone finiscano in strada o di intervenire prima che perdano la casa. Il messaggio è chiaro: una casa è il primo passo per ritrovare autonomia e dignità. Intorno alle camere ci sono spazi comuni per i pasti e il tempo libero, per favorire la socialità.
Al primo piano ci sono 84 posti letto in accoglienza collettiva, aperti a uomini e donne senza fissa dimora. Qui si offre un luogo di sosta e supporto per adulti in difficoltà.
Al piano ammezzato si trova “Piccolo Rifugio”, con 15 posti letto dedicati a chi viene trovato senza dimora durante la notte grazie alle unità mobili di assistenza. Qui si dà ospitalità immediata a chi non accetta altre forme di accoglienza.
Il secondo piano ospita sei mini appartamenti e spazi comuni per famiglie fragili, con un totale di 25 posti letto. Questa è una risposta concreta a chi vive difficoltà economiche o sociali.
Al piano rialzato c’è un’area di pronto intervento sociale con 18 posti letto, dedicata a famiglie con minori che hanno bisogno di accoglienza urgente e di breve durata. Un servizio pensato per rispondere rapidamente a situazioni improvvise.
Oltre il letto: servizi e attività per ricostruire legami
Il centro non si limita a fornire un tetto. Ci sono servizi come guardaroba, deposito bagagli, lavanderia e uno sportello di ascolto. L’obiettivo è accompagnare le persone anche nelle necessità quotidiane.
Non mancheranno laboratori, attività culturali e momenti di aggregazione, aperti sia agli ospiti sia ai residenti di Quarto Oggiaro. L’idea è creare un dialogo con associazioni e realtà locali per favorire un’inclusione partecipata, valorizzando le risorse di tutti.
Si punta a fare del centro un punto stabile e attivo nel quartiere, capace di generare occasioni di incontro e progetti condivisi per migliorare la vita di chi abita lì e combattere l’isolamento.
Sala e Bertolé inaugurano: parole di impegno e collaborazione
Questa mattina il sindaco Giuseppe Sala e l’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé hanno tagliato il nastro della struttura, accogliendo i primi 18 ospiti: otto persone senza dimora e dieci appartenenti a famiglie in difficoltà. Sala ha ricordato l’importanza dei fondi europei, che hanno permesso di raddoppiare le risorse comunali destinate al welfare, portandole a 26 milioni per progetti sociali in città.
Ha sottolineato che non si tratta solo di “posti letto”, ma di un servizio integrato che comprende guardaroba, lavanderia e sportelli di sostegno. Ha evidenziato il lavoro di squadra tra Comune, Progetto Arca, Caritas Ambrosiana e Fratelli di San Francesco, un modello che fa la differenza.
L’assessore Bertolé ha definito il centro una risposta urgente e flessibile alle emergenze sociali di Milano, capace di adattarsi a bisogni diversi. Un tassello stabile nel sistema cittadino contro l’emarginazione. Il progetto vuole anche consolidare un punto di riferimento nel quartiere, ascoltando i bisogni dei residenti e trasformandoli in azioni concrete di sostegno e animazione sociale.
Un modello di gestione condivisa tra pubblico e terzo settore
La gestione del centro di via Aldini sarà pubblica, affidata al Comune di Milano, ma nasce da una collaborazione stretta con il Terzo Settore. Fondazione Progetto Arca guida l’iniziativa insieme a Fondazione Fratelli di San Francesco, che coordina l’accoglienza notturna, e Fondazione Caritas Ambrosiana, responsabile delle attività diurne.
Questa rete si è costruita attraverso un percorso di coprogettazione che coinvolge diversi attori, coordinati dal Comune nella lotta alla marginalità grave. Costantina Regazzo, direttrice relazioni esterne di Progetto Arca, spiega che i bisogni delle persone fragili sono sempre più complessi e nessuno può affrontarli da solo.
Da qui nasce la necessità di unire competenze, esperienze e punti di vista diversi. Solo così si può capire davvero la realtà e trovare soluzioni efficaci, partendo dall’esperienza quotidiana di operatori e volontari sul territorio.
