Luisa Ranieri: Educazione Sessuo-Affettiva a Scuola, Meglio in Aula che su Internet

Redazione

15 Giugno 2026

“La Preside” non è solo una fiction Rai seguita da milioni di spettatori: è diventata un megafono per un tema che scuole e famiglie non possono più ignorare. L’attrice protagonista, tra un ciak e l’altro della nuova stagione, ha scelto di puntare i riflettori sull’educazione all’affettività. Non è un argomento da manuale, né un’idea lontana dalla realtà quotidiana degli studenti. Parliamo di ragazzi che devono imparare a costruire rapporti sani in un mondo che cambia ogni giorno, senza più tempo da perdere. Questa sfida, più che un’aggiunta al programma, è una vera urgenza.

Perché l’educazione all’affettività è una priorità nelle scuole

Oggi, in Italia come altrove, le relazioni tra i giovani sono più complesse che mai. Le scuole diventano spesso il primo luogo dove si sperimentano emozioni e legami che vanno oltre l’amicizia, e qui emergono bisogni educativi specifici. Parlare di affettività significa affrontare temi come il rispetto reciproco, il riconoscimento delle proprie emozioni e di quelle degli altri, e lo sviluppo di competenze sociali fondamentali. Senza un adeguato supporto, i rischi di incomprensioni, violenza o isolamento crescono. L’attrice sottolinea proprio questo: la scuola deve essere pronta a gestire questi aspetti con strumenti adeguati.

Negli ultimi anni, qualche scuola ha iniziato a sperimentare programmi che coinvolgono psicologi e formatori specializzati, con l’obiettivo di aiutare i ragazzi a sviluppare consapevolezza emotiva e capacità di costruire relazioni basate su fiducia ed empatia. Ora tocca al governo e alle istituzioni scolastiche prendere in mano la situazione e diffondere queste buone pratiche su tutto il territorio nazionale.

“La Preside”: una fiction che racconta le sfide dei giovani di oggi

“La Preside” non è solo una fiction: è uno specchio delle dinamiche che si vivono nelle scuole e nelle famiglie. La serie affronta temi attuali come il bullismo, le difficoltà di comunicazione e le nuove forme di affettività e identità che emergono tra i giovani. Tornare sul set significa anche ribadire quanto sia importante raccontare storie che non lasciano i ragazzi soli con i loro problemi, ma li mettono al centro dell’attenzione.

L’attrice ha spiegato che la serie offre spunti concreti per parlare di affettività senza tabù o pregiudizi. Un linguaggio che coinvolge non solo i giovani, ma anche genitori e insegnanti, creando un ponte tra scuola e famiglia. Così la fiction diventa più di un semplice spettacolo: diventa uno strumento per far riflettere tutti.

Serve un intervento serio e strutturato delle istituzioni

Il tema dell’educazione all’affettività richiede un impegno chiaro e strutturato da parte delle istituzioni che governano la scuola. Non bastano la buona volontà di qualche insegnante o progetti sparsi. Occorre una politica pubblica definita, con linee guida precise, formazione adeguata per il personale e risorse dedicate. Solo così l’educazione all’affettività potrà entrare stabilmente nel percorso formativo di ogni studente.

Gli esperti avvertono che un programma ben organizzato può aiutare a prevenire problemi seri, dalla violenza nelle relazioni al disagio psicologico. È fondamentale coinvolgere anche le famiglie, creando un dialogo efficace tra scuola e casa. L’attrice ha lanciato un appello alle autorità affinché prendano sul serio questa sfida: ogni passo avanti in questo senso aiuta le nuove generazioni ad affrontare meglio le complessità della vita.

Il mondo dello spettacolo si fa così portavoce di una necessità reale: modernizzare l’educazione italiana, dando spazio a un tema troppo spesso trascurato. La scuola, luogo principale di apprendimento, non può più ignorare l’importanza di educare i giovani alle relazioni affettive consapevoli. Investire in questo significa investire nel futuro di tutto il Paese.

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