In Italia, a stento il 20% del credito bancario finisce nelle mani delle donne. Gli uomini, invece, si aggiudicano circa il 35% dei finanziamenti. Un divario netto, che resiste nonostante le campagne a favore dell’inclusione finanziaria femminile. Molte donne continuano a scontrarsi con ostacoli concreti quando chiedono un prestito. Nel frattempo, cresce la pratica di intestare i finanziamenti a più persone, un tentativo di aggirare il problema. Ma se si guarda alle garanzie richieste dagli istituti di credito, la situazione si complica ulteriormente.
Il credito in Italia tra uomini e donne: una forbice che non si chiude
I dati più recenti dicono che, nel 2024, solo il 20% del totale del credito bancario è intestato a donne. Una cifra che parla chiaro: la discriminazione, almeno nei numeri, è ancora ben presente. Gli uomini, invece, si aggiudicano il 35% delle somme erogate. La fetta più grande, pari al 45%, riguarda prestiti co-intestati da entrambi i sessi. Questi casi non vanno sottovalutati, perché indicano scelte condivise, ma vanno letti nel contesto di un sistema che continua a mostrare ampi margini di disparità. Il divario non si riduce né con la crescita economica né con le iniziative di supporto finora messe in campo, e serve ben altro per cambiare davvero le cose.
Le banche italiane, infatti, mantengono criteri tradizionali quando si tratta di concedere prestiti, basandosi spesso su garanzie personali e patrimoniali che le donne trovano più difficile offrire. E non è raro che questa differenza nelle somme erogate si traduca in condizioni meno favorevoli per le donne, come tassi di interesse più alti o maggiori richieste di assicurazioni.
Garanzie e ostacoli: perché le donne faticano ad avere credito
Un nodo cruciale riguarda proprio le garanzie. Le banche italiane privilegiano beni immobili o redditi stabili per valutare le richieste di prestito. Ma in media, le donne posseggono meno immobili e hanno redditi meno stabili rispetto agli uomini, a causa delle differenze salariali e di una partecipazione al mercato del lavoro più limitata.
Questi fattori pesano direttamente sulla quantità di credito che le donne riescono a ottenere e sulla frequenza con cui le loro richieste vengono respinte o, più spesso, silenziosamente rifiutate. Le valutazioni bancarie riflettono così una realtà strutturalmente svantaggiosa per il genere femminile. Il fenomeno dei prestiti co-intestati, che negli ultimi anni è in aumento, rappresenta una risposta parziale a questo problema, ma non cancella la difficoltà di accedere al credito in modo indipendente.
Spesso, infatti, una donna può ottenere un finanziamento solo se è co-intestataria insieme a un uomo o a un familiare con maggiori garanzie. Questo crea una dipendenza economica indiretta che limita la sua autonomia nelle scelte finanziarie. Anche le donne imprenditrici, che chiedono prestiti per avviare o far crescere un’attività, si scontrano con criteri più severi, frenando così lo sviluppo del loro business.
Prestiti co-intestati: un fenomeno in crescita con ombre da chiarire
Quasi la metà dei prestiti, il 45%, è intestata a più persone. È un dato che dice molto: uomini e donne spesso scelgono di condividere la responsabilità finanziaria. Questo sistema può rassicurare le banche, abbassando il rischio legato al prestito, ma lascia aperti molti dubbi su chi detiene davvero il controllo e il potere.
La co-intestazione può sembrare un segnale positivo di collaborazione in famiglia o tra soci, ma in realtà è spesso un modo per aggirare disuguaglianze che restano irrisolte. Nel lavoro e nella vita privata, nasconde le difficoltà di ottenere credito in autonomia e riflette un sistema bancario che continua a privilegiare la forza economica maschile.
In sostanza, il modello italiano resta ancorato a criteri tradizionali e fatica a tenere il passo con i cambiamenti sociali, come la crescita delle donne autonome e imprenditrici. Oggi, ottenere un prestito da sola è ancora un traguardo per poche: quasi l’80% delle donne italiane non ci riesce.
Per questo serve un cambio di passo. Il mercato del credito deve ripensare le politiche di parità di genere, introducendo strumenti più flessibili e inclusivi. Solo così le donne potranno avere accesso a condizioni più eque e a un sostegno concreto, che protegga i loro diritti economici e garantisca un vero equilibrio nell’accesso alle risorse finanziarie.
