Credito bancario alle donne in Italia: solo il 20% dei prestiti concessi tra pregiudizi e disparità

Redazione

9 Giugno 2026

In Italia, più della metà dei prestiti bancari finisce nelle mani di uomini o di coppie, mentre le donne che richiedono un prestito da sole ottengono soltanto un quinto del totale. Il 35% circa va a uomini che si presentano in banca da soli, ma il vero peso maggiore è rappresentato dai finanziamenti intestati a più persone — coppie, soci, o famiglie — che si aggiudicano quasi la metà delle erogazioni. Una divisione che racconta molto sulle dinamiche di accesso al credito nel nostro Paese, con un divario di genere ancora ben marcato.

Prestiti alle donne: numeri che raccontano un divario concreto

I dati aggiornati al 2024 confermano una realtà che dura da tempo: solo il 20% dei prestiti in Italia sono concessi a donne come uniche intestatarie. Non si tratta solo di cifre, ma di una situazione che riflette un sistema dove gli uomini restano in posizione di vantaggio.

Non è solo questione di quantità di denaro. Le donne incontrano più ostacoli anche nelle condizioni offerte dalle banche. Spesso devono fornire garanzie più rigide o ricorrere a prestiti condivisi con partner o familiari. Infatti, quasi la metà dei prestiti viene erogata a nomi congiunti, una scelta che può ridurre l’autonomia finanziaria femminile.

Nel mondo del lavoro e dell’impresa, questo gap pesa ancora di più. Le difficoltà ad accedere al credito rallentano avvii e sviluppi di attività guidate da donne. Le garanzie richieste restano un punto critico che non si supera facilmente.

Garanzie e ostacoli: perché le donne faticano a ottenere prestiti

Quando una banca decide se concedere un prestito, pesa molto il valore delle garanzie offerte. E qui si apre un problema per molte donne.

Spesso non dispongono di beni immobili o altri patrimoni intestati a loro nome, ma risultano a famiglia o partner. A questo si aggiunge una situazione lavorativa spesso più precaria, che rende più difficile dimostrare redditi stabili. Tutto ciò complica l’accesso a condizioni favorevoli.

Così cresce il ricorso a prestiti condivisi, in cui il rischio è diviso tra più soggetti. Questo può facilitare l’ottenimento del credito, ma limita la libertà economica della donna coinvolta.

Pregiudizi e stereotipi: un fardello ancora pesante

Non si può ignorare il ruolo dei pregiudizi nel mondo bancario. Ancora oggi, molte banche considerano più rischioso concedere un prestito a una donna, anche quando le condizioni sono simili a quelle di un uomo.

Questi pregiudizi influenzano le scelte interne degli istituti, che preferiscono evitare di affidare finanziamenti in modo autonomo alle donne. Il legame tra genere e stabilità economica viene spesso dato per scontato, senza valutare la realtà di ogni singolo caso.

In più, la minor familiarità di molte donne con strumenti finanziari porta spesso a optare per prestiti congiunti, non tanto per scelta quanto perché imposto dalle regole bancarie. Le iniziative per superare queste barriere, in Italia, sono ancora poche e poco incisive rispetto ad altri Paesi europei.

Verso un credito più equo: quali sono le prospettive?

Il divario nell’accesso al credito tra uomini e donne richiede risposte concrete e di lungo termine. Tra le proposte ci sono programmi dedicati all’imprenditoria femminile, maggiori tutele sulle condizioni di prestito e campagne di formazione rivolte sia alle donne che agli addetti alle banche.

Nel 2024, alcune banche stanno iniziando a cambiare passo, adottando criteri più inclusivi e strumenti di supporto specifici. Questi segnali potrebbero aiutare a riequilibrare la situazione e a far crescere la partecipazione femminile nell’economia.

Resta però da vedere quanto questi sforzi saranno efficaci, soprattutto se si considerano le differenze tra territori e settori. Anche il contesto economico generale influenza domanda e offerta di prestiti. Affrontare il divario di genere, però, resta una sfida fondamentale per un sistema finanziario italiano più giusto e dinamico.

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