Elia Del Grande resta in carcere dopo la fuga dalla casa di lavoro: indagata l’amica che lo ha aiutato in Piemonte

Redazione

11 Aprile 2026

Quattro giorni di fuga, un uomo in bilico tra libertà e arresto. Elia Del Grande, 50 anni, si è allontanato da una casa lavoro ad Alba proprio il giorno di Pasqua. Doveva partecipare a un servizio di volontariato in una mensa, ma ha scelto un percorso diverso, scatenando una caccia serrata. È stato bloccato a Varano Borghi, nel cuore del Varesotto, dove la sua cattura ha acceso i riflettori su reati gravi e ha aperto una serie di indagini serrate per ricostruire ogni momento di quei giorni carichi di tensione.

Un passato drammatico e la fuga che ha messo in allarme il territorio

Elia Del Grande non è certo uno sconosciuto nella zona. Nel 1998, a Cadrezzate, ha ucciso i genitori e il fratello nella casa di famiglia. Condannato per quel terribile crimine, ha scontato oltre 26 anni di carcere. Il suo nome è tornato a circolare con forza l’11 aprile 2026, quando è sparito dalla struttura di Alba dove stava finendo di scontare la pena. Aveva ottenuto un permesso per uscire a Pasqua, con l’obiettivo di lavorare come volontario in una mensa per poveri. Ma quel permesso è diventato il trampolino per la sua fuga.

Nei giorni successivi, Del Grande è riuscito a non farsi trovare, tenendo un profilo basso e sfuggendo alle forze dell’ordine. Ma la sua libertà è durata poco: appena quattro giorni. È stato bloccato a Varano Borghi, sempre nel Varesotto, dove la polizia è arrivata in fretta e con decisione. L’arresto non è stato semplice e ha richiesto l’intervento del giudice per le indagini preliminari, Marcello Buffa, che lo ha interrogato direttamente in carcere a Varese.

Resistenza, lesioni e rapina: l’elenco delle accuse contro Del Grande

La fuga di Del Grande non è stata una semplice evasione. Durante il tentativo di scappare, avrebbe investito un carabiniere, ferendolo. Oltre alla resistenza a pubblico ufficiale, ora deve rispondere anche di lesioni personali.

Ma non finisce qui. Secondo quanto ricostruito, avrebbe anche aggredito una donna di settant’anni, costringendola con la forza a consegnargli l’auto per fuggire più in fretta. L’accusa di rapina aggravata si aggiunge così a quelle già pesanti, segnando un’escalation di violenza e sfida aperta alle forze dell’ordine.

Il giudice Buffa ha deciso che Del Grande deve restare in carcere, vista la gravità dei reati contestati. L’interrogatorio ha chiarito diversi aspetti della sua condotta e ha confermato la necessità della custodia cautelare, in attesa dei prossimi sviluppi giudiziari.

Indagini in corso su possibili complici e la rete della latitanza

Le forze dell’ordine non si fermano all’arresto. La procura di Alba ha avviato un’inchiesta per fare luce su quei giorni di latitanza. Al centro degli accertamenti c’è anche una vecchia conoscenza di Del Grande, una donna che vive ad Angera, sempre nel Varesotto. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stata lei a recuperarlo in Piemonte e a portarlo poi nel Varesotto.

Gli investigatori vogliono capire se la donna sapesse della fuga e se abbia aiutato consapevolmente. Per questo stanno ricostruendo le comunicazioni tra i due, ascoltando telefonate e analizzando messaggi, per capire come hanno organizzato gli spostamenti in auto.

L’obiettivo è stabilire eventuali responsabilità penali della donna, che per ora è indagata, ma soprattutto capire come Del Grande sia riuscito a muoversi senza essere preso subito. L’inchiesta non esclude altre possibili complicità, cercando di fare chiarezza sulla rete che ha permesso a un uomo così pericoloso di restare a piede libero per giorni.

Il caso tiene ancora banco nelle comunità di Cadrezzate, Osmate e in tutta la provincia di Varese, sollevando interrogativi sulla sicurezza dei controlli e sulla gestione degli ex detenuti affidati a strutture esterne. “Un tema che ora più che mai richiede attenzione e riflessione da parte delle autorità competenti.”

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