Elia Del Grande nega aggressione ma ammette furto d’auto: il caso dal carcere di Varese

Redazione

10 Aprile 2026

Quattro giorni di fuga, poi l’arresto. E davanti al giudice, Elia Del Grande ha negato tutto. L’accusa: rapina e aggressione a una donna anziana nel cimitero di Lentate. I fatti, gravi, avevano scosso la comunità. Lui, 50 anni, si è presentato nel carcere Miogni di Varese con una fermezza che ha sorpreso. Nessuna esitazione, nessuna ammissione. Una versione netta, che contrasta con le indagini della polizia e lascia ancora aperti troppi interrogativi.

Interrogatorio in carcere, accuse e versioni agli antipodi

Davanti al gip Marcello Buffa e al pubblico ministero Giangavino Contu, Del Grande ha ribadito la sua innocenza sull’aggressione contestata. Assistito dall’avvocato Cristina Bono, ha negato di aver spintonato e colpito la donna di 69 anni, che si trovava proprio vicino alla tomba del marito nel cimitero. Il suo racconto si scontra nettamente con quello degli investigatori, basato su testimonianze e prove raccolte sul campo.

Durante l’interrogatorio durato meno di un’ora, Del Grande ha ammesso di aver preso una Fiat 500 L parcheggiata all’interno del cimitero, precisando però che le chiavi erano già inserite nel quadro. Secondo lui, quindi, non si è trattato né di furto né di violenza, ma di un gesto impulsivo, senza aggressività. Questa ammissione si inserisce in un quadro già complesso, fatto di evasione, accuse di violenza e vicende giudiziarie che si trascinano da mesi.

Quattro giorni di fuga prima dell’arresto a Varano Borghi

La fuga di Del Grande è durata quattro giorni intensi. Tutto è iniziato il giorno di Pasqua, quando è scappato dalla casa-lavoro di Alba, dove si trovava in regime di detenzione alternativa. Non era la prima volta che tentava di evadere, un dettaglio che gli inquirenti hanno tenuto ben presente nelle loro valutazioni. La sua corsa si è fermata a Varano Borghi, piccolo comune in provincia di Varese, dove è stato arrestato dai carabinieri.

Ora il giudice si prende tempo per decidere sulla convalida del fermo, che riguarda l’accusa più pesante: rapina aggravata, con l’aggiunta di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, contestate dopo l’arresto. Il processo che si apre sarà difficile, anche perché Del Grande ha già un passato segnato da un episodio drammatico: la “strage dei fornai” del 1998, una pagina nera della sua storia giudiziaria che torna a pesare in questo momento.

Il dolore e la rabbia della famiglia della vittima

La testimonianza più toccante arriva dalla famiglia della donna aggredita. Il nipote, Klaus Michaelson, ha duramente accusato Del Grande, parlando di una violenza “feroce e inaudita” subita dalla nonna. La rabbia dei parenti non si limita alla violenza in sé, ma si estende al fatto che una persona con un passato così grave potesse godere di misure cautelari così leggere da permettergli di muoversi quasi liberamente.

A scoprire la gravità dell’aggressione è stata la figlia della donna, che l’ha trovata nel cimitero in condizioni drammatiche. “L’ho vista sotto shock, piena di sangue. Non ricorda nulla”, ha raccontato. La vittima è stata ricoverata con un trauma cranico e resta tuttora sotto stretta osservazione medica. Un episodio di violenza che ha scosso profondamente la comunità locale, lasciando molti interrogativi senza risposta.

Lo scontro tra la versione di Del Grande e quella della polizia e dei familiari rende il caso ancora più teso. Non è solo una questione giudiziaria, ma tocca il senso di giustizia e sicurezza di tutta la provincia di Varese.

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