Pasqua 2026 a Milano: l’omelia di Delpini celebra Maria di Magdala e il ruolo delle donne nella Chiesa

Redazione

5 Aprile 2026

Nel silenzio maestoso del Duomo di Milano, la messa del Pontificale di Pasqua ha acceso i riflettori su una figura spesso trascurata: Maria di Magdala. Monsignor Mario Delpini ha raccontato la sua storia con parole che hanno colpito dritto al cuore, mettendo in scena quel momento cruciale in cui la vita trionfa sulla morte. Maria è stata la prima a vedere Gesù risorto, un dettaglio che cambia tutto.

I discepoli, ha detto Delpini, cercavano Gesù come se fosse ancora prigioniero della morte, mentre Maria restava lì, accanto al sepolcro, fino a sentire una voce che le spalanca un nuovo orizzonte. Quell’istante di silenzio e attesa ha segnato l’inizio di una speranza che si diffonde oltre il tempo, trasformando la Chiesa in una comunità aperta e in festa. Una celebrazione che parla di rinascita, di coraggio e di un futuro che si costruisce insieme.

Maria di Magdala: la donna che porta la verità della Pasqua

La celebrazione di Pasqua ha rilanciato un tema che rischia di finire nel dimenticatoio: la missione affidata a una donna nella Chiesa. Monsignor Delpini ha sottolineato come, fin dai primi tempi, la comunità cristiana abbia riconosciuto in Maria di Magdala un ruolo chiave, non solo per il racconto evangelico, ma per l’intero percorso della fede. È lei a portare al mondo la notizia della resurrezione, diventando messaggera di verità in un momento in cui persino gli apostoli sembrano confusi.

Nel suo discorso, l’arcivescovo non nasconde una critica alla Chiesa di oggi, spesso troppo presa da iniziative, organizzazioni e gerarchie che rischiano di far perdere il senso semplice e potente del messaggio pasquale. La voce di Maria rappresenta quella verità elementare ma essenziale: “la morte è sconfitta, la vita è un dono.” Ed è questa vita che deve unire tutti nella fraternità. In un tempo in cui la dimensione comunitaria si riduce spesso a una formalità, Delpini ricorda che serve una voce – quella di una donna – che dica: “Siete tutti fratelli, fratelli di Gesù.”

Un messaggio che attraversa epoche e sfide, richiamando tutti a ritrovare il cuore della festa cristiana: non solo una celebrazione liturgica, ma l’esperienza di una vittoria sulla morte e sull’indifferenza, portata avanti da chi crede con coraggio.

La Chiesa che si apre al mondo e ai nuovi fedeli

La veglia pasquale del 4 aprile ha offerto un altro momento carico di significato, quando monsignor Delpini ha lanciato un duro monito contro chi nel potere mondiale sceglie la strada della distruzione invece che della vita. Il messaggio è chiaro: mentre Dio libera dalla morte con la risurrezione di Gesù, i potenti sembrano non volerlo o non riuscire a capirlo, preferendo alimentare conflitti che mietono vittime tra i più deboli. Parole che riflettono la realtà attuale, segnata da guerre e tensioni, e richiamano all’urgenza di un cambiamento che parte da dentro, dalla trasformazione spirituale oltre che politica.

Questo richiamo si riflette anche nella Chiesa di Milano che accoglie i catecumeni battezzati durante la veglia. La nuova comunità di fede si presenta come un mosaico vivo, capace di incontrarsi, cantare l’“Alleluia” e scambiarsi il segno della pace. È una Chiesa in festa, che si apre al diverso, abbraccia la pluralità e si riconcilia con se stessa in un grande canto di speranza.

Simbolo concreto di questo spirito è il cero pasquale di quest’anno, realizzato dalle sorelle Clarisse del monastero milanese. Ispirato al Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi, nel segno dell’ottocentesimo anniversario della sua morte, il cero richiama il legame tra l’eredità spirituale del santo e la gioia della Pasqua. Un richiamo a un’armonia ritrovata con la natura e il creato, tema caro anche alla tradizione ambrosiana. Il cero diventa così non solo un oggetto liturgico, ma un messaggio visivo che accompagna la comunità nel suo cammino di fede, tra memoria e rinnovamento.

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