Sessant’anni fa, Milano non avrebbe potuto prevedere il peso di una tragedia così lontana, eppure così vicina nel cuore di una comunità. Chiara Costanzo aveva solo sedici anni, ma un talento per la ginnastica acrobatica che la faceva brillare più di molti coetanei. Poi, la notte di Capodanno 2026: un’esplosione a Crans-Montana spezzò la sua vita, insieme a quella di altri cinque giovani italiani. Quel dolore, ancora fresco, ha spinto i suoi genitori a trasformare la perdita in qualcosa di nuovo, concreto: una fondazione dedicata ai giovani, per sostenere chi ha sogni grandi ma poche risorse.
La fondazione che sostiene i giovani con talento e impegno
La famiglia Costanzo ha dato vita a una fondazione che porta il nome di Chiara, pensata per aiutare concretamente chi studia o fa sport con passione, ma fatica a trovare i mezzi economici necessari. Il cuore dell’iniziativa sono le cosiddette “Borse di Sogno”: un aiuto economico che premia non solo i voti, ma soprattutto la dedizione e la forza di chi vuole davvero costruirsi un futuro. La fondazione vuole mantenere vivo il ricordo di Chiara attraverso un impegno sociale e culturale, puntando a far crescere giovani capaci di esprimere i propri talenti senza ostacoli.
Ogni anno verranno scelti i ragazzi più meritevoli, valutando l’impegno, la serietà e la capacità di progettare il proprio percorso, sia a scuola che nello sport o in altre attività. L’obiettivo è creare occasioni concrete, un vero trampolino di lancio per chi si trova in difficoltà per motivi economici. Così la famiglia Costanzo trasforma una tragedia privata in un gesto di solidarietà e responsabilità verso la comunità.
Chiara Costanzo, tra palestra e scuola: il ritratto di una giovane promessa milanese
Milano era la sua casa, e il liceo linguistico Moreschi il suo banco di scuola. Nonostante la giovane età, Chiara aveva già dimostrato un talento fuori dal comune. Atleta agonistica della Polisportiva Diaz Accademy Milano, si distingueva nella ginnastica acrobatica come una promessa a livello nazionale. Il padre Andrea, manager nel settore farmaceutico, la descrive come “la figlia più straordinaria che abbia mai conosciuto”, parole che raccontano il suo carattere e la sua forza.
Non era solo sport quella che amava: Chiara prendeva sul serio lo studio, con una media dell’8,5, e parlava inglese come una madrelingua. Non studiava per dovere, ma per capire davvero ciò che affrontava, raccontano i genitori. Aveva grandi sogni: seguire la sorella all’università in economia, magari alla Bocconi, e poi lavorare o studiare all’estero, viaggiare per scoprire il mondo.
Tra scuola, allenamenti e amicizie, Chiara era un punto di equilibrio e determinazione, una ragazza amata da tutti. La sua perdita ha lasciato un vuoto difficile da colmare, un silenzio oggi spezzato dall’impegno della fondazione che porta il suo nome.
Un’eredità di speranza per i coetanei di Chiara
Con la Fondazione Chiara Costanzo, i genitori Andrea e Giovanna hanno scelto di trasformare il dolore in un’eredità concreta. Non si tratta solo di ricordare una vita spezzata, ma di dare una mano a ragazzi motivati, offrendo strumenti reali per costruire il proprio futuro. La fondazione passa idealmente il testimone a chi, come Chiara, ha coraggio e sogni da inseguire.
Le “Borse di Sogno” vogliono premiare chi si distingue non solo per i voti, ma soprattutto per la capacità di immaginare e costruire un percorso diverso. Non conta tanto l’indirizzo di studio o lo sport praticato, quanto l’impegno e la sincerità di chi si presenta. È una risposta concreta a un problema attuale: tanti giovani con talento rischiano di vedere il proprio cammino bloccato da difficoltà economiche o familiari.
La fondazione punta a diventare un punto di riferimento vero, capace di stimolare iniziative culturali e sportive e di tessere una rete di sostegno in città. Milano, così, dimostra ancora una volta la sua forza: reagire alle tragedie trasformandole in occasioni di crescita, tenendo viva la memoria di Chiara nelle storie di chi crede nei sogni e nella volontà di realizzarli.
