Il 14 maggio 1977, il vicebrigadiere Antonio Custra veniva ucciso durante una manifestazione a Milano. Oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, la Corte di Cassazione riapre il caso, scuotendo una città e un Paese che non hanno mai smesso di interrogarsi su quella vicenda. Raffaele Ventura, ex terrorista condannato a 14 anni, potrebbe vedere la sua pena messa in discussione: la prescrizione torna a essere protagonista di un processo che ha diviso l’Italia, rianimando vecchie tensioni e nuove speranze di giustizia.
Cassazione: nuovo giudizio a Milano sulla prescrizione di Ventura
La notizia arriva direttamente da Milano, dove la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale contro la sentenza emessa nell’autunno 2025. Ora la Corte d’appello di Milano, con una nuova composizione, dovrà rivedere la questione della prescrizione sul residuo della pena di 14 anni che riguarda Ventura. L’uomo, condannato come concorrente morale nell’omicidio del vicebrigadiere Custra, è da anni latitante in Francia, dove nel 2020 le autorità avevano rifiutato la sua estradizione, applicando la cosiddetta dottrina Mitterrand, che ha garantito rifugio a diversi ex terroristi.
Il nodo della vicenda è proprio il calcolo della prescrizione. Se la Corte d’appello accoglierà le ragioni della Procura, il processo potrà ripartire e la pena residua di 14 anni tornare al centro dell’attenzione, con la possibilità di un’esecuzione in Italia. Una svolta importante dopo anni di stallo.
Il caso della detenzione temporanea in Francia riapre il dibattito sulla prescrizione
Tutto riparte da un ricorso promosso dalla procuratrice Francesca Nanni. La novità decisiva riguarda un episodio del 17 luglio 2017, quando Ventura fu trattenuto per alcune ore dalla polizia francese a Parigi. Questa breve detenzione ha sollevato il problema di quando cominci la prescrizione della pena residua.
Il tribunale francese aveva rilasciato Ventura, motivando la decisione con una normativa che limita l’esecuzione dei mandati di arresto europei ai fatti successivi a una certa data. Ma per l’accusa, quella trattenuta, seppur breve, rappresenta una “significativa limitazione” della libertà che dimostra come Ventura fosse consapevole della condanna definitiva del 27 settembre 1996. Secondo la Procura, questo episodio è la prova che le autorità italiane non hanno mai smesso di voler eseguire la sentenza.
Se questa interpretazione venisse confermata, la prescrizione non partirebbe più dalla condanna ma dalla scarcerazione del 2017. Così il conto alla rovescia della prescrizione, fermo da anni, ripartirebbe, allungando i tempi per l’esecuzione della pena residua.
La difesa: ricorso infondato, Ventura libero di tornare in Italia
Dall’altra parte, la difesa di Ventura, affidata all’avvocato Davide Steccanella, ha definito il ricorso “inammissibile e privo di fondamento”. Secondo Steccanella, l’ex terrorista può rientrare in Italia senza problemi, come già stabilito nel novembre 2024, quando il mandato di arresto europeo a suo carico è stato cancellato. Per la difesa, quella decisione ha tolto ogni ostacolo legale al suo ritorno e alla libertà di movimento.
Ma la Cassazione non ha condiviso questa lettura. Ha evidenziato come la Corte d’assise d’appello di Milano non abbia valutato con attenzione l’episodio del 2017, in particolare la natura della detenzione francese e il suo ruolo nell’avvio della procedura per l’esecuzione della pena. Per questo il tribunale di legittimità ha chiesto un nuovo esame, affidandolo a una corte d’appello diversa.
La data della nuova udienza non è ancora fissata, ma sarà un momento chiave per fare chiarezza su una vicenda che si trascina da quasi cinquant’anni, intrecciando giustizia, politica e memoria storica.
