Strage di Piazza della Loggia: la pista veronese svelata tra incontri segreti di servizi e neofascisti

Redazione

27 Marzo 2026

Otto morti e più di cento feriti: quella cifra segna per sempre il 28 maggio 1974, giorno della strage di piazza Loggia a Brescia. Ma quella tragedia non si consuma solo in quella piazza. Dietro, c’è una trama che si spinge fino a Verona, con luoghi e persone che ancora oggi fanno discutere. Non si parla solo del volto noto dell’attentato, ma di palazzi, caserme, angoli nascosti dove si sono consumati incontri segreti tra neofascisti, ufficiali e servizi deviati. La caserma dei carabinieri di Parona, palazzo Carli e la vecchia sede del Sid in via Montanari non sono semplici indirizzi: sono tasselli cruciali di un mosaico di complotti. E poi c’è Ombretta Giacomazzi, testimone chiave, che da ragazza ha assistito a quei dialoghi oscuri. La giustizia ha giĆ  messo dietro le sbarre Marco Toffaloni, ex camerata veronese; ora ĆØ il turno di Roberto Zorzi, suo amico, in attesa della sentenza d’appello.

Una spia a doppio gioco e la rete nascosta tra neofascisti e servizi

Il 25 marzo 2026 la corte, guidata da Roberto Spanò, ha fatto tappa a Verona per un’udienza lunga più di tre ore. Qui ĆØ stata ascoltata di nuovo Ombretta Giacomazzi, che allora aveva 17 anni e oggi ĆØ una delle figure chiave del processo. Giacomazzi ha raccontato gli incontri degli anni ’70 tra Silvio Ferrari, neofascista bresciano e suo fidanzato, e persone di spicco come Francesco Delfino, ex capitano dei carabinieri, e vertici dei servizi segreti, tra cui il generale Angelo Pignatelli. Ferrari emerge come una figura ambigua, una spia a doppio gioco che aveva contatti con molti, dagli americani della Ftase alla Questura di Brescia. Un punto inquietante resta la morte di Delfino, avvenuta nove giorni prima della strage, in un’esplosione su una Vespa, evento che ancora oggi fa discutere.

La testimonianza di Giacomazzi ha svelato anche il coinvolgimento di Ferrari in attivitĆ  eversive: scambi di documenti, soldi e fotografie compromettenti. Questi incontri avvenivano in luoghi ben precisi di Verona, come la caserma di Parona, palazzo Carli e la sede di via Montanari, tutti spazi strategici per le indagini. L’obiettivo degli inquirenti ĆØ ricostruire il filo che collega questi presunti complotti alla terribile strage di piazza Loggia, mettendo in luce la rete segreta che operava in quegli anni.

VeritĆ  nascoste tra le mura di Parona e i luoghi chiave di Verona

Il racconto di Ombretta Giacomazzi getta luce su incontri riservati tra neofascisti e agenti dei servizi segreti, in luoghi appartati e poco frequentati. La caserma dei carabinieri di Parona, alla periferia di Verona lungo l’Adige, ĆØ uno di questi. Ombretta ricorda bene una sala riunioni sotterranea, illuminata da piccole finestre basse, che si vede ancora oggi nonostante i lavori di ristrutturazione del 2016.

Qui si sarebbero prese decisioni legate anche a episodi violenti, come l’attentato al Blue Note di Brescia, locale frequentato da minoranze e preso di mira dalle frange neofasciste. Ferrari, incaricato di piazzare la bomba, rimase gravemente ferito in un’esplosione accidentale. Ombretta, a sua volta, era incaricata di custodire fotografie compromettenti scattate da Ferrari. Dopo anni di minacce e persino una detenzione legata a tentativi di insabbiamento, ha deciso di parlare, offrendo dettagli preziosi per i processi.

Nel 2026 ĆØ iniziato l’appello per Marco Toffaloni, dove la testimonianza di Giacomazzi si scontra con le difese. L’avvocato Stefano Casali mette in dubbio la credibilitĆ  della testimone, negando anche la frequentazione di certi luoghi da parte di Roberto Zorzi. Ma la precisione di Ombretta nel descrivere ambienti ed eventi resta un punto di forza nelle indagini.

Tra palazzi e segreti: il peso dei luoghi nella lunga battaglia giudiziaria

Anche i luoghi contano. Palazzo Carli, in pieno centro a Verona e oggi sede del Comando delle forze terrestri dell’esercito, ĆØ stato indicato come punto d’incontro dell’organizzazione neofascista. Ombretta ha descritto con precisione l’accesso laterale, la fontana vicino a cui Ferrari parcheggiava la Vespa, la scala che portava agli uffici del Ftase.

Non meno importante ĆØ il palazzo di via Montanari, ex sede del Sid e ora proprietĆ  dell’Inps, dove il quinto piano era teatro di attivitĆ  sospette. Testimoni dell’epoca hanno confermato passaggi secondari e una stradina nascosta che dava accesso dal retro, elementi che rafforzano il racconto di Ombretta.

Ma non mancano le polemiche. L’avvocato di Zorzi insiste sul fatto che il suo assistito non ha mai frequentato quei luoghi e che le accuse basate sulle parole di Giacomazzi non reggono. Questo scontro evidenzia quanto il caso sia complesso, con ogni dettaglio che assume un peso diverso a seconda delle versioni in campo.

Le testimonianze di Ombretta e di chi ha vissuto quei luoghi sono però fondamentali per ricostruire la trama di quegli anni, segnati dall’intreccio tra estremismo neofascista e apparati statali. La giustizia continua a cercare risposte in quegli ambienti, per dare finalmente un volto e una veritĆ  a un capitolo oscuro della nostra storia.

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