Multe ai motociclisti nelle corsie preferenziali durante le Olimpiadi: caos e polemiche a Milano

Redazione

27 Marzo 2026

Non potevamo sapere, si difendono in molti motociclisti milanesi, oggi alle prese con multe salate per aver percorso le corsie preferenziali della circonvallazione esterna, le cosiddette 90-91. Durante le Olimpiadi, il Comune ha vietato l’accesso a quei tratti, ma la segnaletica è stata modificata in modo poco chiaro: il simbolo della moto sui cartelli è stato coperto con del nastro adesivo, lasciando molti in confusione. Il risultato? Proteste e polemiche, in una città che già si muove fra regole spesso complicate e cambiamenti repentini.

Divieto temporaneo nelle corsie preferenziali: la comunicazione che non ha convinto

Durante le Olimpiadi, a Milano è stato introdotto un divieto temporaneo per i motociclisti sulle corsie preferenziali della circonvallazione 90-91, con l’obiettivo di gestire meglio il traffico e garantire la sicurezza in un momento delicato per la città. Per segnalare la novità, il Comune ha usato un metodo molto semplice: una striscia di nastro adesivo ha coperto il simbolo della moto su alcuni cartelli. L’idea era probabilmente di un avviso rapido e facile da rimuovere.

Sui social e su qualche media, la misura è stata annunciata in anticipo, ma non è bastato. Molti motociclisti hanno detto di non aver capito bene il divieto, confondendo il cartello “modificato” con la solita segnaletica. La mancanza di cartelli temporanei più chiari o di richiami evidenti ha creato confusione e malumore. In una città come Milano, dove il traffico è sempre sotto controllo, questo modo di comunicare si è rivelato poco adatto a una misura così importante.

Milano a confronto con l’Europa: segnaletica “fai da te” che infiamma la protesta

In altre grandi città europee, quando si fanno cambiamenti temporanei al traffico, si usano cartelli luminosi mobili, avvisi ufficiali ben visibili e campagne informative capillari. In Nord Europa, per esempio, questi divieti arrivano accompagnati da segnali chiari e spesso supportati da agenti in strada.

A Milano, invece, la scelta di coprire con lo scotch il simbolo della moto sui cartelli ha fatto infuriare i motociclisti. Le multe fioccano, e la protesta è diventata una vera e propria mobilitazione collettiva. I guidatori si sono uniti in una sorta di class action contro Palazzo Marino, accusando l’amministrazione di superficialità e di averli messi davanti a sanzioni ingiuste. Il nodo del contendere è proprio quel cartello coperto: per molti, non basta a segnalare un divieto così importante, soprattutto a chi percorre quelle strade ogni giorno.

La richiesta è chiara: il rimborso delle multe. I motociclisti sostengono che la responsabilità della scarsa comunicazione è tutta del Comune e che, di conseguenza, le multe dovrebbero essere annullate. Ora la palla passa alla magistratura, chiamata a decidere se il modo in cui è stato comunicato il divieto rispetta le regole e il diritto di conoscere le nuove norme. Oltre al dibattito sulla viabilità durante grandi eventi, il caso mette a nudo un problema più ampio: come coniugare efficienza e chiarezza nelle comunicazioni della città.

Tra traffico e grandi eventi: la sfida di Milano

Milano è una città in movimento continuo, con un traffico complicato da gestire. Deve spesso trovare un equilibrio tra far scorrere velocemente auto e mezzi pubblici e proteggere chi è più esposto, come i motociclisti. Nei giorni delle Olimpiadi, questa sfida si fa ancora più difficile.

Le corsie preferenziali 90-91 sono essenziali per velocizzare i mezzi pubblici e ridurre il traffico. Vietare temporaneamente l’accesso ai motociclisti ha una logica tecnica. Ma l’efficacia della misura dipende da quanto viene comunicata e capita da chi la deve rispettare. A Milano, la gestione non ha funzionato bene, provocando tensioni e proteste.

La vicenda dimostra quanto sia importante, soprattutto in situazioni eccezionali, puntare su una comunicazione chiara, tempestiva e diffusa. Solo così si evitano malintesi e si prevengono problemi legali e sociali. Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’amministrazione cambierà strategia, magari puntando su segnali più visibili e un confronto diretto con i motociclisti.

Multe, class action e futuro: cosa succederà ora

La class action apre un fronte legale importante. Si dovrà capire se le multe sono valide, dato che la segnaletica non è stata chiara. Toccherà al giudice valutare se il nastro adesivo sul cartello può considerarsi un avviso sufficiente.

Se si riconoscerà che la comunicazione è stata inadeguata, il Comune potrebbe dover risarcire i motociclisti. In caso contrario, la sentenza potrebbe spingere Palazzo Marino a rivedere le procedure per eventi futuri, imponendo standard più rigidi.

Nel frattempo, i motociclisti aspettano risposte per cancellare le multe e ottenere eventuali rimborsi. Sul piano amministrativo, questa vicenda potrebbe essere un campanello d’allarme per altre città italiane che si trovano a gestire grandi eventi, mostrando l’importanza di scelte più chiare e coinvolgenti per chi vive la strada ogni giorno.

Il caso milanese si inserisce così in un dibattito più ampio sulla capacità delle istituzioni di informare correttamente e sulla tutela dei diritti degli utenti della strada. Quello che è successo durante le Olimpiadi potrebbe diventare un esempio da cui imparare, per evitare che simili problemi si ripetano.

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