Meloni e Salvini a Pontida: tra applausi e cori per la secessione, il grido “Padania Libera” scuote la piazza

Redazione

22 Marzo 2026

Mezzogiorno a Pontida, il sagrato già un brulichio di voci e tensione. Giorgia Meloni fa il suo ingresso, accolta da Giancarlo Giorgetti e un’ondata di applausi scroscianti. Ma non appena la premier si mostra, l’aria cambia: si alzano cori carichi di nostalgia, “Secessione”, “Padania Libera”, slogan che sembrano più rivolti a Matteo Salvini, apparso poco dopo sulla scalinata, che a lei. Non è un caso. Quegli stessi cori, vibranti e decisi, accompagnano anche l’arrivo di Ignazio La Russa, presidente del Senato. Un segnale chiaro: tra la folla, il filo leghista non è affatto sopito.

L’arrivo di Meloni e il clima teso sul sagrato

L’arrivo di Giorgia Meloni ha richiamato subito l’attenzione di chi era già sul sagrato, dove una folla di sostenitori e curiosi aspettava di vederla da vicino. Il saluto formale di Giancarlo Giorgetti alla premier è stato uno dei momenti istituzionali della mattinata, ma il pubblico non ha perso occasione per far sentire il proprio entusiasmo con un “Vai Giorgia” a gran voce. Nonostante l’entusiasmo, però, il clima non era omogeneo: i cori nostalgici di “Secessione” e “Padania Libera” hanno rotto l’unità della piazza proprio mentre Meloni prendeva posto.

La differenza tra applausi e cori mostra le tensioni presenti tra i presenti a Pontida. Quegli slogan sembravano in parte rivolti proprio a Salvini, il cui apparire sulla soglia della scala ha coinciso con le invocazioni alla “Padania”, un richiamo forte al passato della Lega e a una componente più radicale della piazza. È un segnale chiaro della complessità del consenso intorno ai leader di centrodestra in questa giornata.

“Padania Libera”: un richiamo che non passa inosservato

I cori di “Padania Libera” hanno riportato alla luce una vecchia bandiera della Lega, legata a rivendicazioni di autonomia e, in passato, di secessione. Questi slogan hanno accompagnato anche l’arrivo di Ignazio La Russa, che è salito sul palco poco dopo Meloni, accolto dagli stessi cori. Vedere queste grida in un evento ufficiale come questo raduno politico dimostra quanto certe tensioni interne al centrodestra siano ancora presenti. Una parte del pubblico sembra spingere per rivendicazioni più radicali, che si scontrano con una leadership più cauta.

Il richiamo alla “Padania Libera” conferma un legame forte con la storia del Carroccio e il suo seguito più tradizionalista. Ma la presenza di figure istituzionali ha messo in luce un evidente contrasto tra una linea più moderata e le spinte più forti di certi militanti. Con Salvini al centro di questi cori, la piazza forse vuole ricordare che quel linguaggio e quell’approccio politico sono tutt’altro che scomparsi, nonostante gli ultimi segnali di cambiamento.

La Russa a Pontida: applausi e richiami nostalgici

Ignazio La Russa è arrivato poco dopo Meloni, ricevendo un’accoglienza simile, segnata da quei cori di “Padania Libera” che ancora risuonavano. La sua figura istituzionale non ha spento le invocazioni nostalgiche, anzi le ha messe in evidenza, mostrando quanto nel centrodestra ci sia una parte di base ancora legata a ideali lontani dalle linee ufficiali del governo.

La presenza di La Russa a Pontida nel 2024 sottolinea quanto questo appuntamento resti un momento simbolico per il centrodestra. L’accoglienza della piazza ha confermato la convivenza di frange più moderate con altre decisamente più radicali. Questo equilibrio tra immagine istituzionale e richiami al passato è una fotografia fedele della situazione politica attuale: un governo che deve districarsi tra la voglia di conservare l’unità e le pressioni di una base che non vuole rinunciare alle sue radici più dure.

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