A Macherio, una cittadina in provincia di Monza Brianza, il silenzio è stato spezzato da un dramma che scuote l’intera comunità. Alexander Vilcherres Quilla, 34 anni, detenuto in carcere, si è presentato davanti al tribunale per la prima volta. Accusato di aver perseguitato e ucciso a mani nude la sua ex compagna, Geraldine Nuñez Sanchez Yadana, 33 anni, lascia dietro di sé due figli adolescenti, rimasti orfani. E mentre il processo prende il via, arriva una sorpresa: l’imputato chiede di accedere alla giustizia riparativa. Una richiesta che aggiunge un nuovo, inquietante capitolo a una vicenda già di per sé tragica. Nel mezzo, spunta anche un episodio inquietante: un selfie della vittima, pubblicato da lui stesso con la scritta “Verdadero amor”. Ora, per Vilcherres Quilla, si profila la possibilità dell’ergastolo.
Omicidio e stalking: le accuse pesanti contro Vilcherres Quilla
Le accuse contro Alexander Vilcherres Quilla sono gravissime: omicidio volontario aggravato dal legame affettivo con la vittima e stalking. Il fatto risale allo scorso luglio, quando a Macherio Geraldine è stata strangolata a mani nude. Proprio il rapporto sentimentale tra lui e la vittima è un’aggravante che in Italia può incidere pesantemente sulla pena. Attualmente in carcere, l’imputato rischia la pena massima, l’ergastolo, vista la gravità dei reati e la loro combinazione.
Per lui non c’è spazio per udienze preliminari né per riti alternativi come il patteggiamento o il giudizio abbreviato, che spesso consentono di ridurre la pena. Il caso è affidato direttamente alla Corte d’Assise di Monza, competente per i reati più gravi, dove si svolgerà l’istruttoria completa con l’esame di prove e testimonianze che chiariranno la sua posizione.
I familiari delle vittime si costituiscono parte civile
Al processo si sono costituiti parte civile i due figli della coppia, assistiti dagli avvocati Serena Trope ed Ernesto Sarno. Il figlio maggiore compirà 18 anni a giugno. Al loro fianco anche la madre di Geraldine, Juana, e lo zio Andres, che seguiranno da vicino l’intera fase giudiziaria per tutelare i diritti della famiglia.
La richiesta di risarcimento punta a compensare il danno morale e materiale subito dalla famiglia, dilaniata dalla perdita e dalle violenze che hanno segnato la loro vita. Le parti civili vogliono dimostrare non solo il nesso diretto con i fatti, ma anche l’impatto devastante che questa tragedia ha avuto sulla loro quotidianità.
Giustizia riparativa: la proposta dell’imputato e cosa significa
In aula, Alexander ha chiesto di poter accedere alla giustizia riparativa, un percorso non obbligatorio ma che in certi casi aiuta a responsabilizzare chi ha commesso il reato e a ricostruire i legami sociali danneggiati. Si tratta di incontri mediati con le vittime o i loro rappresentanti, gestiti da professionisti formati appositamente, con l’obiettivo di far emergere consapevolezza e favorire un cambiamento.
Questo tipo di procedimento è del tutto volontario e richiede il consenso di tutte le parti coinvolte. Se il giudice dovesse accoglierlo e il percorso avesse esito positivo, potrebbe tradursi in attenuanti da valutare al momento della sentenza. Nel caso di Alexander, la proposta sarà esaminata nella prossima udienza di aprile, tenendo conto della gravità dei reati contestati.
Dietro l’omicidio: una storia di stalking e violenza domestica
I fatti che hanno portato alla tragedia sono il culmine di una lunga storia di maltrattamenti e stalking. Geraldine, badante di professione, aveva deciso di lasciare il Perù per cercare rifugio in Italia, lontano da Alexander, che secondo le ricostruzioni la maltrattava spesso.
Nonostante il tentativo di ricominciare, Alexander l’ha raggiunta a Macherio, dove la donna viveva in condizioni difficili, in un casolare abbandonato. Qui avrebbe provato a convincerla a tornare con lui, ma le tensioni sono degenerare in violenze fino al tragico epilogo.
La scoperta del delitto è arrivata dopo che i figli hanno denunciato la scomparsa della madre, non vedendola tornare dal lavoro. L’uomo è stato fermato dai carabinieri mentre cercava di fuggire. Ha ammesso il delitto, dicendo: “Non volevo ucciderla, la amavo”. Parole che ora saranno valutate nel contesto delle accuse di stalking e omicidio volontario aggravato.
Il processo seguirà il suo corso per accertare le responsabilità e calibrare la pena sulle prove raccolte. La comunità di Macherio segue con attenzione l’udienza, riflettendo sul dramma della violenza domestica e sulle possibili vie per una giustizia che sia anche riparatrice.
